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venerdì 12 agosto 2016

The Gudu's China Voyage Part 4

L'ultima parte del nostro soggiorno in Cina l'abbiamo passata nella città di Yánshuò... o meglio, a zonzo nelle campagne vicine nella zona del  fiume Yùlóng.
Si tratta di una zona dalle incredibili meraviglie naturali.
Tutta la valle era costellata da centinaia di piccoli picchi montagnosi che si ergevano come aculei dalla terra. In mezzo ai picchi scorreva lento e placido il fiume.
Purtroppo negli ultimi anni quella zona era diventata una famosa meta per il turismo locale con uno sviluppo edilizio tutt'altro che sostenibile.
L'atmosfera era parzialmente rovinata dal becero turismo cinese, quel turismo che ricorda le gite dell'IMPS degli anni '70 in Italia.
Gente che arrivava in pullman e sciamava nelle zone di sosta per fare quattro foto, comprare due ricordini e poi risalire sul pullman.
Al massimo si concedevano piccole gite sul fiume o visite alle terme.
Il tutto facendo semplicemente casino senza nemmeno curarsi di ciò che il luogo davvero poteva dare. C'erano poi anche i cinesi ricchi che se ne andavano di qua e di là a provare ogni cosa senza particolare interesse, ma solo per spendere soldi e sentirsi benestanti.
Un luogo che fino a pochi anni fa era un paradiso ora mi ricordava molto la Liguria delle spiagge a caro prezzo e dei turisti maleducati.
Ciò nonostante, grazie alla Virgi che si era informata per benino, riuscimmo spesso ad evitare la bolgia.
Appena arrivati, ci dedicammo ad un mini trekking per raggiungere uno dei picchi più noti, diventato famoso a causa di una cavità a forma di luna sulla sommità.
Una piccola sfacchinata per godere di una splendida vista sulla valle.




Il secondo giorno abbiamo fatto un lungo giro in mountain bike per le vecchie strade di campagna visitando piccoli villaggi ed attraversando il fiume mediante piccole barche guidate a traghettatori in stile libro fantasy.
Il giro fu abbastanza faticoso perché in tutto macinammo una sessantina di chilometri fra zone pianeggianti cotte dal sole e piccoli colli pieni di sali-scendi, ma fu davvero interessante visitare i vari villaggi.






Soprattutto il villaggio di Fulì, famoso in tutta la Cina per la produzione dei ventagli, fu una bella sorpresa poiché visitammo una tipica bottega di produzione ventagli e teli decorati.
Ci innamorammo praticamente di tutti quei teli dipinti a mano, erano di una bellezza e finezza incredibili ed era come se ognuno di loro contenesse all'interno l'anima dei paesaggi ivi ritratti.
Ovviamente ne comprammo uno e comprammo svariati ventagli per parenti ed amici.
Alla sera ci sedemmo esausti sulla terrazza del ristorante dell'hotel per un bel Gin Tonic... eeeh si, finalmente un posto in cui potevo ritrovare il mio amato Gin Tonic... ed ubriacatura fu.


Il giorno seguente affittammo uno scooter elettrico.
Un capitolo a parte merita la mobilità delle zone rurali cinesi... c'è di tutto... molti "ape" di fattura cinese, poche vecchie automobili, alcuni trattorini trasformati in utilitaria e tantissimi, ma proprio tantissimi scooter elettrici.
In Italia se provavi a comprare uno scooter elettrico dovevi fare i salti mortali col tripo avvitamento per pagare 8000 euro uno scooter che faceva al massimo i 40 Km/h per un'indipendenza di 30 Km.
In Cina c'erano ovunque negozi che vendevano scooter dall'estetica bellissima, che facevano i 70/80 Km/h con indipendenza dai 60 ai 100 Km... il tutto ad un costo accessibile a qualsiasi cittadino.
Guidare lo scooter elettrico fu divertentissimo e rilassante... giravamo per le strade della valle senza rumore e senza inquinare con prestazioni notevoli.
Certo in centro città era come in quei film dove agli incroci ci sono 50 scooter, 100 bici, 5 camion e 10 auto tutti affiancati pronti a partire con il verde per poi "ingorgarsi" al centro dell'incrocio ed uscirne miracolosamente illesi.
Noi non eravamo abituati e la cosa fu stressante... ma una volta usciti dalla città era un paradiso.
Visitammo l'incredibile villaggio di XingPing pieno di viuzze che sembravano uscite da film storici piene di botteghe e ristoranti e risalimmo il fiume su una improbabile imbarcazione in compagnia di due ragazze cinesi ed uno strano barcaiolo.



A pranzo ci fermammo in un ristorantino molto caratteristico e concludemmo la visita con l'acquisto di una teiera tradizionale cinese.
L'acquisto merita di essere raccontato in quanto la vecchietta proprietaria del negozio non aveva il POS per la carta di credito, allora chiese al vicino che mi accompagno in tutti i negozi del villaggio per poter usare la carta di creadito (si sarebbero poi arrangiati fra di loro).
La mia VISA però non era accettata... allora mi caricò su di una motoretta e fra spericolate peripezie mi porto alla banca del villaggio dove tutti furono a dir poco terrorizzati dal vedermi arrivare.
Comunicando a gesti (nessuno che parlasse inglese) capimmo che anche in quel caso non funzionavano carte e bancomat occidentali.
Ritornammo al negozio dove mi attendeva Virgi in compagnia della vecchina che le raccontava chissà cosa in cinese.


Dopo mille ttattative (a gesti), ci accordammo per un pagamento in euro e noi potemmo risalire sullo scooter e ritornare in città con la nostra bella teiera.
Il giorno dopo ancora ce ne andammo di nuovo un po' a zonzo con lo scooter elettrico e poi esplorammo un tratto di fiume su di una piccola chiatta di bamboo.
Uno strano tizio incontrato in un punto turistico ci carico su di un minivan e ci portò molto a monte del fiume dove c'era una specie di porto.
Sembrava uno di quei porti fluviali che si vedono nei film di avventura anni '80... rumore, gente che gridava, strani ceffi seduti a terra a mangiare riso e fissare i passanti, altri loschi individui che cercavano di vendere varia merce ed ovunque sporcizia.
Restammo in quel luogo per circa un'ora ad attendere che qualcuno ci prelevasse... nessun occidentale, nessuno che parlasse inglese... alla fine fummo prelevati e ci indicarono di salire su di una chiatta.
Il giro sul fiume era il classico e becero giro iperturistico con vista sui fantastici picchi, piccole ed innocue rapide per dare un senso di avventura e miriadi di piccole zattere che si avvicinavano per provare a venderci bevande.









Devo dire che però fu molto rilassante.
Il giorno dopo ancora un'autista ci portò a Guilin dove visitammo la cittadina e la mattina seguente salimmo sul volo per Pechino e poi da Pechino volammo a Monaco e poi Milano.


Della Cina (o meglio della piccola parte di Cina che abbiamo visto) posso dire questo:
Meraviglie della natura che stavano sparendo per fare spazio a palazzi che restavano poi vuoti... nemmeno mettevano le finestre... costruivano solo le parti in muratura per fare PIL.
Tradizioni bellissime in via di estinzione per una voglia di... di non so neanche cosa.
Totale incoscienza di quanta bellezza (sotto tutti i punti di vista) era presente.
E' stato un viaggio... come tutti i viaggi... che ci ha resi più ricchi dentro, più consapevoli e più pieni di bellezza.

venerdì 29 luglio 2016

The Gudu's China Voyage Part 3

Stiamo quasi per partire per il Costarica ed ancora non ho finito di raccontare della Cina.
E' quasi passato un anno, ma fortunatamente ho ancora un vividissimo ricordo del viaggio.

La terza parte del nostro viaggio si sarebbe sviluppata nel Sud Est della Cina nella zona rurale delle risaie quasi al confine col Vietman chiamata "Spina dorsale del drago".

Si tratta di una zona in fondo non troppo dissimile dalle nostre Langhe dove però le colline sono piccole montagne ed invece dell'uva si coltiva il riso.
Per raggiungere questa zona abbiamo dovuto prendere un volo interno di tre ore e poi servirci di un autista che in poco più di altre tre ore ci avrebbe portato in un piccolo villaggio in cima ad una delle vertebre della Spina dorsale del drago.

La partenza da Pechino fu piuttosto movimentata in quanto nessuno parlava inglese e fummo pure rallentati all'imbarco dei bagagli a causa di una serie di gruppi di cinesi che spedivano giganteschi scatoloni pieni di ogni cosa... dalle stoviglie fino ad un groppo che aveva con se una serie di droni.
Riuscimmo a prendere l'aereo per Guilin solo grazie ad un ritardo nelle partenze.

L'aeroporto in cui atterrammo (Guilin) era piccolo ed anonimo come anche l'autista che ci aspettava per caricarci su di una non troppo pulita monovolume.

Fin dall'uscita dal parcheggio ci rendemmo conto che non eravamo più nella Cina delle grandi città e del business filo-occidentale.
La strada era un mix di asfalto e sterrato mentre i villaggi che attraversavamo erano un ammasso di catapecchie semi-finite dotate di antistante parcheggio in terra battuta stile post-bombardamento.
L'autista guidava come un pazzo e ben presto, quando raggiungemmo le strade di montagna, cominciai a pensare che sarebbe stata una fortuna arrivare alla meta vivi.
Il pazzo superava in piena curva arrivando a pochi centimetri dal posteriore della auto prima di sterzare di colpo... il tutto sorseggiando redbull... ci muovevamo in mezzo alle altre auto come un ghepardo fatto di coca.

Furono tre lunghe ore, ma la nostra sofferenza fu ben ripagata.

Giungemmo in un piccolo villaggetto dove la strada finiva chiamato Ping'an.

Sembrava la versione "in tempo di pace" di quei villaggi che si vedono nei film anni '80 ambientati nella guerra del Vietnam.
La gente vestita in modo tradizionale si muoveva per le strade lenta e piegata dal caldo; alcuni erano accompagnati da asini carichi come muli... e per chi non sapesse cosa fa il mulo cinese: mu-raglia... momento simpatia.

La nostra guest house era a circa 500 metri in cima ad una salita davvero notevole.
L'autista scaricò le nostre borse e chiamò un portatore.
Cazzo un portatore! Di quelli che si vedono nei film! Altro un metro ed un cazzo (che in confronto io sono un titano) e così gobbo da sembrare un troll.
Il piccolo uomo si caricò le nostre due borse su di una cesta che portava sulla schiena e si avviò verso l'albergo.
La prima parte del percorso passava in mezzo ad un mercato pieno di cianfrusaglie e cose mangerecce curiose; io guardavo, annusavo e mi stupivo.
Cominciai presto a sentirmi una merda poiché camminavo sbuffando e sudando mentre il portatore viaggiava sereno con le nostre borse sulle spalle... poi quando vidi grassi cinesi farsi portare su in portantina, mi sentii un po' meglio.
In 15 circa minuti arrivammo alla nostra temporanea dimora.
Uno spettacolo!
Era una piccola casetta letteralmente aggrappata alla montagna con una vista spettacolare sulle risaie che solo in quel momento si presentarono a noi in tutta la loro bellezza.
Ci fu offerta una bibita e poi fummo accompagnati in camera. La camera aveva la vista sul villaggio che sembrava anch'esso uscito da un film ed era composto da casette addossate alla montagna in modo così bizzzarro de sembrare quasi "barcollanti".


Tutto intorno c'erano solo risaie con piccole figure gobbe che si muovevano in mezzo a quel verde così verde da far male agli occhi.

Cosa c'è da dire sul nostro soggiorno nella zona di Longsheng (Spina dorsale del drago in cinese)?
Niente di particolarmente vario, per tre giorni abbiamo passegiato in questi luoghi pazzeschi che sembravano usciti da tempi remoti.
Ci siamo svegliati all'alba per ammirare la nebbia salire dalle coltivazioni e diradarsi lenta con l'arrivo del sole, ci siamo stupiti per i mille volti che ogni collina assumeva al cambiare della luce, ci siamo rilassati e rinfrescati in piccoli chioschi sulle cime delle colline succhiando l'interno dei frutti della passione ed abbiamo goduto di quei paesaggi magnifici.








Nella più lunga delle nostre passeggiate finimmo in una zona più remota dove in mezzo ai campi c'erano antiche tombe, davvero suggestivo.
Un'altra volta siamo rimasti bloccati su di un ponte coperto poiché colti da un acquazzone così pazzesco da trasformare un rivolo d'acqua in un torrente così impetuoso da convincerti a tirare fuori le mantelline e levarci di torno.
Un'altra volta ancora siamo stati quasi rapiti da due vecchie contadine che hanno voluto passeggiare con noi parlandoci in cinese ed accarezzandoci, soprattutto una delle due vecchiette si avvinghiò a Virginia continuando ad accarezzarle il braccio e parlarle dolcemente.
I turisti cinesi ci fermavano in continuazione per chiederci di fare foto con loro... soprattutto Virginia aveva un successo incredibile... una volta perdemmo quasi mezz'ora a fare foto con tutti i componenti di una numerosa famiglia che voleva le foto di gruppo ed in singola con noi... i bambini ci indicavano ed a volte cercavano di toccarci di nascosto, ma più spesso erano gli adulti a volere delle foto con noi.
Gli autoctoni invece erano molto discreti e molto concentrati sulla loro quotidianità.



Era incredibile vedere gente vivere ancora come forse in occidente si viveva 50, 60, 70 anni fa nelle zone rurali.
Essendo in una zona rurale bisognava adattarsi un po'... ad esempio ad ogni acquazzone la corrente elettrica se ne andava per mezza giornata e l'acqua entrava dalle finestre... e poi bisognava abituarsi al fatto di avere dei buchi nel soffitto sul quale si appollaiavano uccelli e correvano i topi.
Per noi era divertente e ci dava un gusto di avventura, ma una coppia di turisti tedeschi (fra i pochi occidentali che incontrammo) furono molto turbati dalle mancanze di corrente... per capire la loro reazione (e le mie risate sguaiate) dovreste vedere il film "Ricomincio da capo", la scena dell'acqua calda nella pensione.
Si sa che io sono un maniaco dei tramonti e quindi una descrizione a parte la faccio sempre.
Come sono i tramonti nella zona di Longsheng?
Sono "rurali".
Il sole scende lentamente creando impressionanti giochi di luce sulle risaie, mentre si sentono ancora i rumori dei contadini che tornano dai campi o riparano le loro casette in legno.
Man mano che l'oscurità aumenta, tutti i rumori umani diminuiscono fino a lasciare totale dominio ai suoni della natura.
Un'atmosfera serena, ma per non so quale motivo frenetica.
Quando poi l'oscurità diventa totale, improvvisamente si accendono le piccole luci che illuminano le abitazioni del paese con i suoi ristorantini.
Così mi ricordo io quei tramonti.
Questa bellissima atmosfera, dopo le 20.30 veniva parzialmente rovinata dal rumore dei turisti che uscivano per cena e da qualche locale che cercava di attirare clienti con improbabili karaoke o musica dance altrettanto improbabile.
Ma parlando di locali e di pasti... cosa dire della cucina locale?
La cosa più tipica era il riso cotto nel bambù ovvero, come dice il nome, del riso infilato in un tronco di bambù e cotto sulla brace.
Lo si trovava ovunque, vicino ad ogni locale c'era un addetto che arrostiva del riso nel bambù.
Pittoresco, non cattivo, ma nemmeno stupendo il riso cotto nel bambù era uno dei piatti più leggeri della cucina locale.



Tanto cibo fritto, dall'onnipresente pesce di fiume alle verdure. Nulla da segnalare in particolare se non il frutto della passione servito in modo semplice ovvero togliendo la parte superiore del frutto per poi pescare col cucchiaino o succhiarne l'interno.


Meritano una nota di bizzarria delle pietre locali lavorate fino a sembrare pezzi di pancetta, altre pietre molto più suggestive dette "sangue di gallina" ed i corni di bue intagliati.
Nota di merito per le donne dell'etnia Zhuang che si vestivano ancora in modo tradizionale, ma soprattutto si acconciavano i capelli nello spettacolare modo tradizionale.
Tre giorni passarono in fretta e ci ritrovammo di nuovo sull'auto del pazzo per raggiungere la zona di Yánshuò dove avremmo passato l'ultima parte del nostro viaggio.