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giovedì 7 novembre 2013

The Gudu's Nippo Experience part 4

La mattina del quarto giorno ci siamo svegliati alle 5.30 del mattino.
Fuori un'alba piovosa illuminava la nostra vasca termale.
Siamo usciti sul balcone e ce ne siamo stati a mollo una mezz'oretta per poi andare a fare colazione.
La colazione era nella stessa stanza privata in cui era stata servita la cena.
La colazione kaiseki è praticamente identica all cena: sul tavolo c'erano mille piattini e sui fornelli cuoceva il pesce.
Ovviamente Virginia si è gustata ogni piatto mentre io, preso da nausea alla vista del pesce a colazione, ho dovuto spiegare alla nostra cameriera personale che io non ero solito fare colazione... e non è stato facile.
Dopo colazione ci siamo tolti gli yukata e ci siamo vestiti per partire alla volta di Kyoto.
Grazie ai velocissimi e puntualissimi treni nipponici, alle 10.00 del mattino eravamo a Kyoto.
Kyoto è una città di quasi 1,5 milioni di abitanti. In passato fu la capitale del paese per più di un millennio (dal 794 al 1868) ed è nota come "La città dei mille templi".
Essendo stata quasi interamente risparmiata dalla seconda guerra mondiale, è considerata il più grande reliquiario della cultura giapponese.

Ci siamo fermati a posare i bagagli al ryokan e poi ci siamo diretti a visitare la zona dei templi.

Penso che sarebbe troppo lungo e noiso descriverli tutti nei particolari, vorrei piuttosto riuscire a
ricreare le atmosfere e le sensazioni dei vari templi.

Il primo tempio che abbiamo visitato è stato quello dedicato alla dea Kannon: Sanjusangendo.
Questo tempio risale al XII secolo ed è conosciuto per custodire 1.001 immagini della Dea Kannon, tutte diverse tra loro.
La Dea Kannon è la divinità buddhista della pietà e della misericordia e vi sono molti altri templi a lei dedicati, come il Fukusai-ji.
La prima grande emozione, che ha dato alla visita un grande senso di sacralità, è stata quella di toglierci le scarpe per visitare l'interno.
Giunti nel tempio, nel mezzo del totale silenzio, c'erano queste mille statue della Dea con le persone che pregavano di fronte ad esse.
Un'immagine che mi ha davvero colpito e mi ha dato una prima idea della religiosità dei giapponesi.
All'uscita non mi sono trattenuto dall'acquistare un bellissmo ciondolo/talismano che, secondo la tradizione, dona energia a chi lo porta.
Non era possibile fare foto all'interno e noi, al contrario del tipico turista italiota, abbiamo rispettato le regole e la sacralità del luogo. L'immagina a seguito l'ho presa da internet, non l'abbiamo scattata noi; penso però che sia utile a dare l'idea dell'atmosfera.


Dopo qualche tempio incontrato nel centro della città, ci siamo spostati nella zona collinare.
Migliaia di scalini per salire in cima alle colline e rimanere a bocca aperta di fronte ai templi costruiti in questa zona.


Il tempio più maestoso in questa zona è il Tempio Kiyomizu-dera
Il tempio uno degli antichi monumenti della città, considerati patrimonio dell'umanità dall'Unescu; ed è anche uno dei finalisti per le sette meraviglie del mondo moderno.
Per la sua costruzione non è stato usato un singolo chiodo.
Il nome deriva dalla cascata presente all'interno del complesso, che scorre dalla colline vicine. Kiyomizu significa "acqua pulita", o "acqua pura".
Questo tempio è famoso per il palco, fatto con legno di cipresso giapponese e alto circa 23 metri... ripeto... nessun chiodo.
C’è una  famosa frase idiomatica giapponese che si riferisce a questo palco: “saltare giù dal palco di Kiyomizu”; significa decidere di fare qualcosa di coraggioso... un po' come il detto italiano "Saltare il fosso". In passato tante persone si sono buttate realmente dal palco poichè la tradizione vuole che se non si fossero ferite i loro desideri sarebbero stati esauditi. Pregavano dunque Kannon (quella del tempio precedentemente descritto) che le aiutasse e si buttavano.
Per arrivare al tempio abbiamo dovuto salire molti scalini addentrandoci in un bosco che fino a 10 minuti prima era invisibile all'occhio.
Le persone (numerose e quasi tutte asiatiche) salivano lentamente con fare cerimonioso verso il tempio, molte di loro vestite in bellissimi abiti tradizionali.
Non posso affermare che ci fosse silenzio, ma non c'era nulla di più che un brusio di fondo... imputabile soprattutto ai turisti "non giapponesi".
Arrivati al tempio abbiamo fatto inizialmente fatica a capirne la conformazione tanto era grande... così siamo andati a casaccio.
Abbiamo imparato a pregare di fronte agli altari suonando la campana al termine e battendo tre volte le mani.
Abbiamo assimilato l'usanza di lavarsi le mani alle apposite fontane prima di entrare nei templi.
Abbiamo visitato la famosa Tainai Meguri che si trova in una stanza sotterranea. Per raggiungerla bisognava scendere una lunga e stretta scalinata completamente al buio afferrandosi ad una corda per non cadere.
E' stato davvero incredibile; una sensazione di sacralità fortissima. Alla fine della scalinata si entra in un tunnnel piuttosto stretto e completamente buio, poi ad un tratto si intravede una pietra levigata che se toccata, secondo tradizione, esaudisce un desiderio.
Poi siamo passati lungo un viale composto da porte shinto con appesi mille campanelli... il vento li faceva suonare tutti creando una sensazioen estraniante ed al contempo rilassante difficile da descrivere.
Alla fine del viale c'era la sala principale del tempio, nominata Tesoro nazionale dal governo giapponese.


La sala è posizionata sul famoso palco di cui ho scritto prima, così uscendo dalla sala ci siamo goduti una vista mozzafiato sulla città e sul bosco.
Per ridiscendere dalla collina bisognava seguire un bellissimo sentiero con vista panoramiche che portava ad una bellissima pagoda molto nota in Giappone.


Sulla lunga via della discesa dal tempio (piena zeppa di negozi di artigianato e cose mangerecce), ci siamo fermati a pranzare in un ristorante tipico dove, come sempre, abbiamo ordinato suppergiù a caso guardando le foto sul menu.

Nel pomeriggio ci siamo mossi verso la zona di Arashiyama per ammirare il bosco di bambù, i templi locali ed il famoso quartiere di Mukou.

La nostra prima meta è stata il Tempio di Tenryuji.
Posso solo commentare scrivendo "Senza fiato".
Il Tenryuji è uno dei templi zen più famosi di Kyoto per la sua origine, la sua storia e per essere una delle sedi più illustri della scuola zen Rinzai.
Essendo un tempio zen, abbiamo potuto visitare per la prima volta un vero giardino zen.
Questi giardini in giapponese si dicono "Shakkei teien", cioè "Giardini prestati", perchè sono inseriti nell'armonia della natura stessa e dall'ambiente circostante.
Sono davvero rimasto senza fiato... non mi sembrava nemmeno di essere ancora sulla terra... ero in un mondo parallelo dove trovavo armonia in ogni cosa.
Ogni particolare era curato con ricerca di perfezione, ogni disegno sulla sabbia, ogni potatura di pianta, ogni decorazione dei templi, ogni pietra del camminamento... non c'era nulla che non fosse perfettamente armonico.
In questi momenti si intuisce la vera grandezza che può raggiungere l'umanità... non costrumendo immensi palazzi, ma armonizzandosi col tutto e soprattutto con la natura.
Zone di sabbia "disegnata", piante, laghetti e sentieri nel bosco.
Passeggiare in un giardino zen è in grado di armonizzare la nostra anima, per i più sensibili è possibile sentire l'immensa energia universale compenetrare ogni cosa.


Abbiamo passeggiato lentamente per quei sentieri ameni fino a raggiungere il bosco di bambù.
Il bosco di bambù è un'altro di quei luoghi difficili da immaginare per chi non ci è stato.
Impossibile farlo comprendere e godere con una fotografia, un filmato od un racconto... bisogna visitarlo.
Un bosco fittissimo composto da bambù dal diametro fino a 20 cm ed altezza fino a 30 metri.
Il bosco fa parte della "zona zen", infatti anche l'intricata sistemazione dei bambù ha un senso e si vedono i segni dei tagli e potature dei monaci.
In mezzo a questo incredibile bosco c'è un piccolo sentiero lungo circa 2 Km che porta ad altri due piccoli templi shintoisti molto suggestivi in mezzo ai boschi.


Uno di questi, piccolissimo era posizionato in riva ad un piccolo lago nel mezzo del bosco.
Siamo arrivati al lago che già la luce naturale diminuiva ed abbiamo potuto goderci le luci dei templi accese... il tutto in mezzo al bosco... sembrava di essere in un altro tempo... volendo anche in un manga in stile Inuyasha.



Sulla strada del ritorno siamo passati attraverso il quartiere di Arashiyama.
Mentre di giorno il quartiere è invaso dai turisti e non per niente diverso a qualsiasi meta turistica, visitato la sera ha un fascino particolare.

Rientrati nel centro di Kyoto per la cena, siamo rimasti per mezz'ora imbambolati di fronte ad un banchetto che preparava gli okonomiyaki decidendo di cenare più tardi proprio con quella succulenta pietanza.
Gli okonomiyaki (letteralmente okonomi = ciò che vuoi, yaki = alla griglia) sono composti da un impasto di fettine di foglie di cavolo, acqua, farina e uova al quale vengono aggiunti carne oppure pesce od altri ingredienti a scelta.
Viene cucinato su una piastra calda chiamata teppan aiutandosi con delle spatole metalliche per non farlo attaccare al teppan e per tagliarlo quando è pronto.
Curiosità per gli amanti dei manga/anime: sono quelli che preparava il sig. Marrabbio del manga "Love Me Knight" conosciuto in Italia come  "Kiss me Licia"
Purtroppo alla fine non l'abbiamo assaggiato in quanto la sera siamo stati incuriositi da un locale descritto nella guida lonelyplanet ed abbiamo cenato li.


La zona "ggggiovane" di kyoto comprende una zona che costeggia il fiume piena zeppa di case sistemate alla rinfusa con piccoli vicoli scuri che le dividono.
Ogni palazzo è a sua volta pieno di corridoi e scale... in ogni palazzo possono esserci fino a 3-4 locali.


Per raggiungere il nostro locale siamo finiti in una strada deserta in stile "ti aggredisco, ti derubo e asporto anche qualche organo" per poi salire una rampa di scale angusta che portava in un corridoio ancora più angusto.
Io già mi stavo preparando a sostenere l'agguato quando in fondo al corridoio Virginia ha coraggiosamente aperto una porta e ci siamo ritrovati nel locale.
Si trattava di un locale punk, non dissimile dai locali descritti in manga come Beck o Nana: soffitti bassi, luci al neon, mobilio quasi inesistente e musica alta.
Abbiamo ordinato il cibo (dell'ottima carne) e ci siamo goduti l'atmosfera "gggggiovane". Atteccati ai muri biglietti da visita e semplici fogli con le firme di chi ha visitato il locale.
Noi abbiamo preso un biglietto dei trasporti pubblici, lo abbiamo firmato ed abbiamo anche noi lasciato la nostra traccia.


Dopo cena una breve passeggiata nel chaos del sabato sera kyotese e poi ritorno al ryokan dove ci siamo addormentati istantaneamente toccando la superficie del futon.

Nota importante: durante questa giornata abbiamo scoperto che era possibile comprare un quaderno sul quale fare disegnare in ogni tempio una iscrizione col timbro. Stessa procedura usata nel cammino di Santiago. Scoperta questa cosa per noi è diventata quasi una mania quella delle scritte sul quaderno... il ricordo più vero e più bello perché è una cosa che non si può comprare, bisogna guadagnarsela visitando tutti i templi... peccato averla scoperta con un po' di ritardo.

giovedì 10 ottobre 2013

The Gudu's Nippo Experience part 3

Il nostro terzo giorno in terra nipponica sarebbe stato dedicato a due cose tipicamente giapponesi: le terme e la cicina kaiseki.

La cucina Kaiseki è un tipo di pasto molto particolare, l'espressione culinaria forse più raffinata di tutta la cucina giapponese.
Originariamente con questo termine si intendeva un pasto vegetariano che accompagnava la cerimonia del tè, mentre oggi vengono serviti anche pranzi e soprattutto cene in stile Kaiseki comprendenti vegetali ma anche pesce e raramente carne, accompagnate dal sakè.
Un  tipico pasto Kaiseki è caratterizzato da molte pietanze servite in piccole porzioni.
Si va dalle 6 fino alle 20 porzioni. Il cibo che viene servito varia a seconda del periodo e del luogo in cui ci si trova; prerogativa di una portata in stile Kaiseki è infatti la freschezza degli ingredienti usati.
Altra particolarità di un pasto Kaiseki è l'importanza dell'apparenza dei piatti: viene curato ogni minimo particolare, dall'estetica di ogni singolo piatto alla disposizione dei piatti stessi. È veramente uno spettacolo anche solo guardare un tavolo apparecchiato per una cena Kaiseki.

Durante la fase di preparazione del viaggio, la Vigi mi propose di stare per una sera in un ryokan di lusso con stazione termale.
Avremmo avuto una vasca termale privata in camera, una cameriera personale ed una cena kaiseki.
Io ero un po' titubante su questa cena tradizionale, ma mi sono lasciato convincere dalle comodità della vasca privata e dal fatto che, avendo io tre tatuaggi abbastanza grossi, avrei potuto avere dei grossi problemi ad entrare nelle terme pubbliche (teoricamente in Giappone l'ingresso alle terme è vietato ai portatori di tatuaggi).
Così la Vigi ha prenotato presso il Yumotokan (http://www.yumotokan.co.jp/world/english/) di Chome vicino al lago Biwa.

La mattina del terzo ed afosissimo giorno abbiamo tentato di visitare i giardini imperiali a Tokyo; "tentato" perchè era il giorno di chiusura e ci siamo accontentati di vederli da fuori e farne una parziale circumnavigazione.



Nel pomeriggio siamo partiti alla volta del Ryokan.

Abbiamo usufruito dei famosi treni rapidi giapponesi chiamati "Shinkansen".

E' stato pazzesco veder arrivare lo shinkansen alla stazione di Tokyo.
Il treno è arrivato in stazione con 10 minuti di anticipo.
Appena si è fermato, sono salite rapide le donne delle pulizie (2 per ogni vagone).
Agivano con rapidità incredibile senza tralasciare nessun angolo o componente del vagone.
Noi le fissavamo dall'esterno sbigottiti mentre con i loro guanti bianchi pulivano ogni sedile, ogni tavolino ed i pavimenti.
C'era poi un'addetta ai bagni, una per ogni bagno.
Cinque minuti prima della partenza il capotreno (dotato di guanti bianchi e sempre pronto ad elargire sorrisi ed inchini a tutti quelli che salivano) ci ha indicato che potevamo salire.
Abbiamo raggiunto i nostri posti (prenotati dall'Italia ed assegnati il giorno dell'atterraggio in aereoporto) e ci siamo messi comodi.

Il treno è partito ovviamente in perfetto orario ed ha preso rapidamente velocità.
Grattacieli, poi case in stile anni '70, poi campagna.
Tutto ci passava di fronte rapidissimo; dopo qualche tempo è apparso il Monte Fuji, l'unico cosa che non ci sfrecciasse di fianco a velocità incredibili.

Siamo arrivati a Chome intorno alle 18.00.


Il luogo era sperso in mezzo alle montagne e si respirava una atmosfera surreale che già mi rilassava.
Abbiamo preso un taxi (anche in campagna il taxista aveva i guanti bianchi ed il taxi era dotato dei tipici centrini bianchi sui sedili) ed abbiamo raggiunto il ryokan in pochi minuti.

Fin dall'ingresso al ryokan siamo stati trattati come re.
La nostra cameriera personale (vestita in abiti tradizionali e che non parlava ovviamente una parola di inglese) ci ha accompagnati in camera e ci ha spiegato a gesti tutte le comodità della camera, l'uso della vasca termale e come arrivare alla cena, poi si è ritirata fra mille inchini.
La camera era molto bella ed accogliente.
La vasca termale era sul balcone con vista sulla montagna.
Al contrario di Tokyo l'aria era fresca ed il cielo minacciava pioggia; un'ottima occasione per mettersi a bagno-maria nella vasca termale.
Ma prima la Vigi ha voluto provare delle cibarie presenti sul nostro tavolo.
Appena entrati in camera, la nostra cameriera ci aveva già fatto provare degli strani dolcetti che prima di venire mangiati venivano riscaldati dando fuoco alla confezione che sembrava di plastica (ma evidentemente non lo era)... il tutto accompagnato da the verde.
I biscotti non erano male, ma ho preferito non partecipare agli assaggi della Vigi.
C'erano dei gamberetti che sembravano in modo sospettoso al cibo che da piccolo davo alle mie tartarighe d'acqua dolce, poi c'erano radici, "cose" che sembravano pezzi di insetto (ma probabilmente non lo erano) ed altri assaggi che tanto io trovavo inquietanti quanto la Vigi eccitanti.
Nel video che presto metterò on line sul mio canale youtube (www.youtube.com/ominoleo77) sarà possibile vedere in diretta la Vigi che testa le suddette cibarie.



Dopo gli assaggi ci siamo infilati nella vasca e ci siamo goduti un bel bagno termale.

Dopo il bagno, abbiamo indossato i nostri yukata (forniti come da tradizione dal ryokan) e siamo andati a cena.
Eravamo in una stanza tutta nostra con una cameriera tutta per noi (anche questa non parlava ovviamente una parola di inglese)... è stato divertente vedere il nome "Virginia" scritto in caratteri occidentali in mezzo a tutti i nomi in caratteri nipponici presenti negli altri privé.


Sul tavolo c'erano non meno di 10 piatti alcuni tappati, altri aperti (ed altri ne hanno portati dopo). C'erano anche dei fornellini (uno a testa) sul tavolo.
Ogni cosa era curatissima, mi sentivo a disagio a spostare le cose per poter mangiare.


Difficile descrivere la cena di per se, perchè una foto descrive meglio l'estetica e solo il palato può descrivere bene gli inusuali gusti che abbiamo provato.
C'era di tutto. Spaghetti di soia che bisognava prima "puciare" in una tazzina e poi succhiare, piccole ciotole contenenti brodi vari, pesce e carne da cuocere sui fornelletti, verdure (alcune dai colori bizzarri) ed alghe.
La cameriera ci spiegava (o provava) come degustare i piatti ed in che ordine degustarli.
Il tutto era accompagnato da sakè e the verde.







Eravamo di fronte alla più alta cucina giapponese, presentata nel migliore dei modi.
La Vigi ha mangiato con gusto e felicità mentre io ho faticato un po' di più, ma è stata un'esperienza importate e formative... di quelle che ti rendono più ricco dentro.

Dopo cena siamo tornati in camera.
In nostra assenza, la cameriera aveva spostato il tavolo, sostituito le cibarie con altre e preparato il futon per la notte.

Noi ci siamo ancora bevuti un the e poi ci siamo addormentati appena infilati nel futon.

Un altro nipponico giorno era concluso.