giovedì 26 giugno 2014

La città incantata - Recensione

Una pausa nel Gudu Japan Experience per una recensione comunque in tema Giappone.

Trattasi della recensione del lungometraggio animato "La città incantata" del grande maestro Hayao Miyazaki.

Il film lo avevo già visto con la Vigi almeno tre volte.
Ricordo che la Vigi se lo procurò incuriosita dal fatto che aveva vinto Orso d'oro al Festival di Berlino nel 2002. Fui lei la prima a vederlo e poi per almeno un anno cercò di convicermi a vederlo senza riuscire a convincermi. Dopo un anno di tentativi acconsentii di malavoglia e rimasi stupito, colpito e fulminato da amore a prima vista.

E' stato il primo film di Miyazaki che ho visto.
In verità da piccolino avevo amato molto la serie Conan ragazzo del futuro (una delle prime opera di Miyazaki), ma ero solo un bambino e quindi, a mio parere, non conta.

Con l'occasione della riproposizione al cinema di questo capolavoro, abbiamo potuto gustarci la Città incantata al cinema.

Devo dire che per godersi fino in fondo il film bisogna conoscere ed amare la cultura del paese del Sol Levante ed è inutile dire che dopo aver visitato il Giappone il film acqusita ancora maggior valore.

La trama, come tutti i film di Miyazaki, è semplice... praticamente banale... anche perchè la grande capacità di questo regista è proprio rendere magico lo scorrimento di un film, a prescindere la trama.
Tutta questa magia nasce soprattutto dalle atmosfere; atmosfere create con i colori, i suoni, gli sguardi, i disegni dei personaggi ed il tipo di animazione.
Miyazaki potrebbe rendere magica una puntata di porta a porta, ne sono certo.
La trama è una trama, come già scritto, semplice che scorre banalmente, ma parte da un'intuizione geniale:
Una bambina oltrepassa una sorta di "confine" e si ritrova nel mondo degli spiriti.
Gli spiriti sono quelli del folklore nipponico, che in questo campo non sono secondi a nessuno e da soli bastano a giustificare un'opera di grande fantasia e varietà.
La bambina in questione rimane intrappolata in questo mondo e dovrà riuscire a liberare i genitori e magari, nei ritagli di tempo, migliorare la vita ai presenti.

Il 90% del film è ambientato in uno stabilimento termale tipico giapponese (onsen), presso l'onsen vengono a riposarsi tutti gli spiriti della tradizione giapponese (dal buddismo, ma sopratto dallo shinoismo) con l'aggiunta di spiriti partoriti dalla mente vulcanica del regista.
Ovviamente l'architettura dello stabilimento è molto "particolare" (vedi anche "Il Castello di Howl"), come anche le miriadi di esseri che ci lavorano dentro.
Stanze e scalinate di ogni tipo e dimensione con atmosfere che variano continuamente a partire dalla sala caldaie nei meandri della terra fin su agli uffici della strega della zona attico.





I lavoratori dell'onsen sono antropomorfi, ma mai umani... anche in questo caso un mix di folklore e fantasia dell'autore.


Quasi tutta la parte restante del film, forse la più crepuscolarmente romantica, è ambientata nelle terre desolate degli spiriti; terre che la protagonista dovrà percorrere per poter aiutare un caro amico ritrovato durante l'avventura.




La città incantata, come quasi tutti i film di Miyazaki, è un film che parla direttamente al cuore.
Se il cuore è anche solo un po' aperto allora può recepire l'immensa bellezza di questa opera.
Le atmosfere di questo film... non so descriverle altrimenti... è come se cantassero direttamente all'anima rapendola e trasportandola in un mondo magico... un mondo che, in fin dei conti, non è poi così tanto diverso da quello del Giappone rurale di qualche anno fa.

Un film che parla della natura e della sua bellezza infinita.

Un film che parla "del vento" e "col vento" perché  tutto si muove come se fosse animato dal vento (a partire dal vento che quasi trascina la protagonista nel tunnel, passando per quello che anima gli esseri volanti che cacciano il drago, fino ad arrivare al vento che in modo metaforico sostiene la protagonista ed il suo amico ritrovato durante la discesa da cielo a terra).

Un film che santifica la purezza di spirito mediante il suo simbolo più alto che è l'acqua... l'acqua purificatrice delle vasche termali, l'acqua pacificatrice che trasforma la turbolenta pianura in un pacifico mare, l'acqua che divide il mondo puro degli spiriti da quello degli umani.

Un film che esalta le cose stupende che può darci la natura dove dona più felicità una lucertola fritta od un pasto speciale che centinaia di pezzi d'oro, dove la protagonista guadagna il rispetto di "Noface" perchè non sa che farsene dell'oro (evitando forse di essere mangiata).



Un film che parla della solitudine dell'uomo nell'era moderna, rappresentato da "NoFace" che è lo spirito della modernità... dotato di incredibili poteri, ma estraniato da tutto e fondamentalmente infelice ed incapace di godere della vita.


Un film che parla di amore, non quello romantico di coppia, ma quello disinteressato dell'amicizia, dell'aiuto reciproco, dello stare insieme, di essere individui ma al contempo tutti legati da un'unica energia.

Miyazaki è un maestro nel descrivere questi temi.

Lo aiuta forse la cultura tradizionale giapponese, influenzata da Buddismo e Shintoismo ed estremamente legata alla natura.
Lo aiutano il grande amore verso la natura ed il grande pessimismo nei confronti dell'umanità.

Miyazaki parte da una trama che potrebbe essere l'ennesima storiella della Disney per bambini (il bambino che si ritrova in condizioni particolari e deve salvare qualcuno o qualcosa) e la trasforma in un'opera per tutti con un messaggio profondo ed estremamente bello da scoprire ed interiorizzare.

In questo film c'è tutto il bello della vita che l'umanità non riesce a ritrovare, simbolo di questo i genitori della protagonista che riescono ad accedere al mondo degli spiriti, ed invece di capirlo si lasciano subito andare al materialismo trasformandosi in maiali.


Il lieto fine c'è, ma non è plateale e soprattutto non è a tutto tondo:
La protagonista riesce a salvare i genitori, tornare nel mondo degli umani, togliere NoFace dalla solitudine, liberare dal sortilegio lo spirito del fiume
MA
I genitori non cambiano di una virgola e non ricordano nemmeno quello che è successo... un messaggio molto triste che ci spiega come la maggior parte di noi non è più in grado di recepire/capire/rispettare la bellezza del creato.
Le due gemelle antagoniste non fanno la pace fra loro.
Lo spirito del fiume viene liberato dal sortilegio, ma non può tornare a casa perchè il suo fiume è stato coperto dalle costruzioni (in realtà alla fine sostiene che prima o poi ritroverà il suo posto, ma gli occhi, a ben guardarli, sono tristi e non può superare il limite dei due mondi).
Anche la protagonsita del film non subisce particolari miglioramenti: era un'anima "pura" fin dall'inizio dell'avventura, diventa solo più coraggiosa e determinata... qualità che aveva già, ma che sono state messe in evidenza dai fatti.
Sostanzialmente alla fine dell'avventura non è cambiato un cazzo... gli umani restano sempre estraniati come NoFace e gli spiriti dell'onsen continuano la loro esistenza borderline ed il mondo magico della natura continua il suo corso senza tempo. Questo è il messaggio negativo: la non risoluzione di questa "divisione".

Un film che io ho amato fin dal primo momento e penso che continuerò a rivedere con grande piacere.

Nota dolente: il nuovo doppiaggio della Lucky Red ha occidentalizzato, a parer mio, troppo la traduzione. Anche la recitazione l'ho trovata meno adatta della precedente versione by Universal.

Consigliato a tutte le persone che hanno anche solo un pezzettino di cuore aperto o che vogliono provare ad aprirlo.

venerdì 20 giugno 2014

The Gudu's Nippo Experience part 6

Prima di iniziare a scrivere, mi stavo chiedendo come mai ci mettessi così tanto tempo a descrivere questo viaggio. Oramai è passato quasi un anno dal nostro viaggio in Giappone eppure io sono arrivato solo alla sesta puntata.
Forse è perchè quest'anno non abbiamo in programma nessun viaggio per l'estate e la cosa mi rattrista molto.
Qualche settimana fa, con l'arrivo del caldo, ho tirato fuori le mie calzatura giapponesi ed il mio yukata da casa... ed ho ripensato a viaggiare...ogni viaggo è un'esperienza fantastica... ho voglia di viaggiare... scrivendo lentamente posso rivivere un po' di viaggio... per un po' di tempo con la mente torno là.... forse è per questo che mi sono lasciato indietro un po' di viaggio da raccontare.

La mattina del sesto giorno siano andati in una zona meno conosciuta di Kyouto chiamata "Il percorso del filosofo".

Il percorso è così chiamato perchè circa un secolo fa un famoso professore di filosofia dell'Università di Kyoto, Kitaro Nishida, amava fare qui la sua passeggiata quotidiana.

Il percorso del filosofo segue un suggestivo e stretto viale pedonale che da un lato costeggia un piccolo canale e dall'altro una stretta e lunga via.

L'amosfera era molto "intima", abbiamo incontrato poca gente anche se quasi tutto il percorso era costellato di piccoli caffè, microscopici ristoranti e pittoreschi negozi di artigianato.
Il sole rendeva l'atmosfera afosa ed immobile, appena mitigata dall'ombra degli innumerevoli alberi di ciliegio che costeggiavano il canale e dallo scorrere dell'acqua... ricordo di aver pensato che in effetti quell'atmosfera aiutava a filosofeggiare.
Avrei voluto avere più tempo e fermarmi a leggere un libro su una delle panchine presenti od anche solo fissare lo scorrere dell'acqua del canale ed i passaggi dei piccoli pesci che ci sguazzavano dentro, ma il tempo stringeva, avevamo a disposizione solo la mattinata e volevamo percorrere tutto il percorso, percorso che va dal tempio Ginkaku-ji al tempio Nanzen-ji.

Ricordo quel giorno come il più "rilassato" del viaggio. Tutto era permeato da qualcosa che non so descrivere, ma che aiutava a vivere nel "qui ed ora" dandoci un senso di serenità, leggerezza e felicità.

Lungo il percorso abbiamo trovato parecchi templi.
A livello estetico erano molto semplici e nessuno di loro lasciava a bocca aperta come quelli che avevamo visto precedentemente, ma ricordo di aver pensato che se fossi stato un kyotese, avrei sicuramente scelto quei luoghi per raccogliermi in preghiera.
Alcuni templi erano così piccoli che non avevano un sacerdote e per avere il mitico timbro con firma era sufficiente inserire la moneta nella cassetta a prendere un foglio con il timbro già fatto (meno romantico del solito)... in un altro tempio sono andato a bussare alla porta della zona interna per riempire un'altra preziosa pagina del nostro quaderno.


Questo percorso lo consiglio a tutte le persone a cui piace pensare, alle persone a cui piacciono i posti dove è l'atmosfera a "catturare" e non le immagini, ai veri amanti delle culture orientali ed a chi è interessato davvero ad assaporare l'atmosfera nipponica... ovviamente lo consiglierei anche a chi vuole filosofeggiare.

Aggiungo ancora un po' di informazioni in stile wikipedia su questo itinerario.

Kitaro Nishida (Unoke 19/05/1870 – Unoke 7/06/1945) è stato un filosofo giapponese, considerato il fondatore della Scuola di Kyoto e il filosofo giapponese più importante del XX secolo.
Fra le molte cose cha ha fatto, ha contribuito ad introdurre le dottrine del Buddhismo Mahayana nel pensiero filosofico giapponese.
Ecco qualche frase di un suo scritto che ben descrive come io e la Vigi "viviamo" l'esperienza del viaggio... in verità lo scritto parla di ben altro e se preso nella sua interezza risulta poco calzante, ma leggendolo non ho potuto fare a meno si sottolineare mentalmente queste frasi:

Sperimentare significa conoscere le cose come sono.
Significa conoscerle mettendo completamente da parte i propri artifici ed essere guidati dalle cose stesse.
...
Quando si sperimenta il proprio stato conscio, non c'è soggetto né oggetto; il conoscere e l'oggetto della conoscenza sono la stessa identica cosa.
Questa è la più pura forma di esperienza


Nell'ora di pranzo siamo andati alla stazione per prendere il mitico Shinkansen che ci avrebbe portati in un luogo che io ho amato molto: Nikko.

Per arrivare a Nikko, una volta scesi dallo shinkansen, abbiamo dovuto anche prendere dei treni locali perchè la cittadina in questione è spersa fra le montagne nipponiche.
Siamo arrivati sul posto che era quasi sera ed eravamo parecchio stanchi.

Nikko è un posto quasi sconosciuto al normale turismo "extranipponico", nei due giorni in cui siamo stati in questa bellissima cittadina di montagna non abbiamo visto nessun occidentale.

Perchè Nikko?

Perchè io e la Vigi amiamo andarci a ficcare nei posti meno turistici e soprattutto nei posti amati dagli autoctoni e Nikko è molto amato dai Giapponesi.

Nikko (letteralmente "Luce del sole") si trova nella regione montuosa della prefettura di Tochigi.
La città contiene numerosi monumenti storici e templi (alcuni molto antichi) che le sono valsi l'inserimento nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
I più famosi sono: il Tempio di Nikko (mausoleo dello shogun Tokugawa Ieyasu), il tempio di Taiyuinbyo (dedicato al nipote di Ieyasu), il tempio di Futarasan (risalente al 767 d.c.) ed il ponte Shinkyo sul fiume Daiya-gawa.
La zona era piena di impianti termali (onsen) e nelle vicinanze c'era un percorso a piedi che ci interessava fare e che descriverò nel prossimo capitolo.

La stazione di Nikko era semideserta come anche la cittadina.
A vederla mi ricordava i nostri paeselli di alta montagna: qualche turista dotato di zaino di montagna, qualche locale seduto sulle panchine e nulla più.

Era difficile immaginare che Nikko ospitasse quasi 100.000 residenti... in verità Nikko è nato dall'unione di tre cittadine ed ha una concentrazione di popolazione per chilometro quadrato molto bassa per la media giapponese (65 per Kmq), quindi si poteva presumere che le case non fossero concentrate in un unico centro, ma molto "sparse" sul territorio.

Molto incuriositi dall'atmosfera, ci siamo avviati lungo l'infinita salita (circa 2 Km) che portava al nostro ryokan. Il nostro ryokan era molto diverso dagli altri, più somigliante ad un hotel occidentale se non fosse che si dormiva nei fouton e la stanza era arredata in modo tradizionale.
Noi eravamo al piano più alto.

Arrivati in stanza la Vigi si è fatta subito una doccia mentre io mi sono messo a guardare anime giapponesi in tv (prima volta che avevamo la tv in camera).
Dopo qualche minuto mi sono appisolato e sono stato svegliato dalla Vigi che rideva a crepapelle.
Si era messa a guardare le trasmissioni giapponesi che sono estremamente divertenti e totalmente diverse (grazie a Dio) dalle nostre.

Nei due giorni di permanenza a Nikko abbiamo fatto una scorpacciata di trasmissioni televisive giapponesi.
La nostra preferita era una trasmissione in cui i due presentatori andavano all'aereoporto di Tokyo ed intervistavano la gente più stramba che arrivava.
In una puntata i protagonisti erano degli italiani che erano volati fino a Tokyo per partecipare ad una famosissima gara di cosplay (gare di travestimenti con tema manga/anime).
I due amici, quarantenni con tanto di famiglia (non al seguito), avevano speso 5000 euro per costruire un costume di Mazinga ed uno del suo acerrimo nemico.
Durante l'esibizione simularono un combattimento vincendo il primo premio... due italiani a vincere una gara di cosplay in Giappone... pazzesco.
Ovviamente sono stati pesantemente sfotttuti dai conduttori, per altro senza che se accorgessero troppo.
Un'altra trasmissione divertente proponeva strane gare con animali di compagnia, un'altra filmava gli animali domestici in assenza del padrone.
Poi c'erano i mitici e bizzarri giochi senza frontiere giapponesi diventati famosi in Italia negli anni 90 grazie alla trasmissione "Mai dire Banzay" da non dimenticare gli spot pubblicitari giapponesi che sono molto più light e divertenti di quelli Occidentali.

La sera siamo usciti in cerca di cibo.
Non c'era anima viva in giro... sembrava di essere in quei film americani ambientati in cittadine sperdute in posti tipo Alaska.
Il clima era nettamente cambiato rispetto all'afa di Tokyo e Kyoto, faceva freddo e per la prima volta abbiamo dovuto indossare delle maglie.
Siamo riusciti a trovare solo uno strano e deserto locale (a cui non abbiamo dato fiducia... probabilmente sbagliando) ed una specie di fast food in versione giapponese dove c'era qualche segno di vita.

Dopo un pasto veloce e da dimenticare (versione giapponese di cibo occidentale), siamo tornati in camera e ci siamo addormentati dopo aver riso di gusto davanti alla tv nipponica.

Durante il Percorso del filosofo abbiamo fatto pochissime foto, abbiamo preferito goderci il momento ed all'arrivo a Nikko eravamo troppo stanchi per pensare alle foto.

lunedì 20 gennaio 2014

The Gudu's Nippo Experience part 5

Finalmente riesco a trovare un po' di tempo per proseguire col racconto del viaggio in Giappone.

La mattina del  quinto giorno siamo saltati sul treno in direzione Nara.

Cos'è Nara?

Nara è una cittadina di circa 320.000 abitanti, situata nell'isola di Honshu.
È il capoluogo della prefettura di Nara ed è stata capitale del Giappone dal 710 al 794 d.c.
Nel 1998 è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO ed è una delle mete turistiche più famose del Giappone.
Due sono le cose più conosciute di Nara: il tempio di Toshodai-ji all'interno del quale c'è la seconda statua di Buddha più grande del mondo ed i cervi sacri.


Siamo arrivati alla stazione che scendeva una leggere pioggerella.
Abbiamo aperto l'ombrellino comprato a Tokyo e ci siamo diretti verso la zona dei templi (nella parte collinare della città).
Nara è una cittadina molto anonima: una grande via principale dritta che porta alla zona dei templi ed una piccola zona commerciale coperta che si affaccia sulla via.

Mentre camminavamo la pioggia ha cominciatato ad aumentare di intensità accompagnata da un forte vento... tanto da costingerci a riparare nella zona commerciale.
Il cielo era cupo e basso e la pioggia scendeva sempre più forte.
Dopo qualche minuto di attesa, abbiamo deciso di comprare un ombrello "di quelli grossi" ed avventurarci nella pioggia... in fondo avevamo solo un giorno per fare il giro di tutti i templi della città che erano circa una decina e non c'era tempo da perdere.
Il primo tempio era a solo 200 metri dalla zona commerciale, ma in quel breve lasso di tempo, nonostante i due ombrelli, ci siamo bagnati completamente.
La pioggia scendeva così forte che io non riuscivo a fare fotografie perchè l'autofocus dell'i-phone non riusciva a mettere a fuoco... fortuna che c'era la Vigi con la sua Reflex e la sua abilità.
Arrivati al primo tempio, ci siamo riparati sotto una tettoia... sembrava di stare nel mezzo di una tempesta tropicale... solo che faceva piuttosto freddo.
Dopo 20 minuti di stallo (nei quali ci siamo fatti timbrare il quaderno) abbiamo deciso di prendere la navetta per andare al tempio di Toshodai-ji; fare il giro a piedi era inconcepibile.
Anche solo arrivare alla fermata dei bus è stata un'impresa: il vento ci spostava letteralmente e la pioggia ci colpiva come piccoli proiettili.
Ad un certo punto abbiamo visto tre cervi cercare di ripararsi sotto ad una pensilina, ma non ci abbiamo fatto troppo caso perchè troppo impegnati a trovare la stazione degli autobus.


Dopo circa venti minuti eravamo all'ingresso del tempio  di Toshodai-ji bagnati fradici ed infreddoliti.
Sotto il tetto della porta di ingresso c'erano almeno trenta cervi ed un centinaio di persone che si riparavano dai furiosi elementi atmosferici.



Raggiunta la porta siamo stati subito avvicinati da questi mitici cervi di Nara che hanno infilato il muso nei nostri zaini e nelle nostre tasche in cerca di cibo.
E' stato molto pittoresco interagire con questi animali (che hanno reso famosa Nara forse ancor di più dei templi e della statua di Buddha), questi cervi non hanno nessuna paura dell'uomo,
anzi amano farsi coccolare e nutrire dai turisti. Non corrono rischi perchè considerati sacri in quanto messaggeri divini nella religione Shinto.



Dopo una sosta alla porta, ancora 100 metri di diluvio per raggiungere l'ingresso e poi abbiamo potuto finalmente vedere la statua del Buddha ed altre statue quasi altrettanto imponenti.
La statua del Buddha è alta 14 metri è composta da un corpo di bronzo placcato d’oro.
Ci lavorarono 900.000 artigiani per undici anni.
Fecero otto fusioni da assemblare, consumando tutte le scorte di metallo (il progetto della statua ai tempi mandò quasi in bancarotta l’economia giapponese).
Di primo acchito non mi è sembrata così grande in quanto ben inserita nelle proporzioni del tempio, ma quando ci siamo mossi nella parte posteriore della statua, ho potuto rendermi conto di quanto immensa fosse.



I tempio è molto bello e ci sono altre cose interessanti da vedere oltre alla statua del Buddha.
Ad esempio una delle colonne portanti della sala principale ha un foro nel mezzo che si dice sia della stessa grandezza delle narici del Daibutsu. I visitatori cercano di passarci nel mezzo perché la leggenda dice che chi riuscirà ad attraversare il foro sarà benedetto con l’illuminazione nella vita futura.
I bambini riescono a passare senza problemi, ma un adulto a parer mio non ci passerebbe... eppure si dice che molti ci provino (quel giorno nessuno l'ha fatto a causa forse dei vestiti troppo bagnati).
All’ingresso del tempio si è accolti poi da due statue dei guardiani raffiguranti l’inizio e la fine. Sono abbastanza spaventose come figure e fanno il loro effetto mistico.
Io ho trovato stupende e di grande effetto le figure danzanti del Nio che stanno di fianco alla statua di Buddha.
I Nio sono conosciuti come Ungyo (con la bocca chiusa) e Agyo (con la bocca aperta). Dalla loro costruzione queste figure non furono mai mosse dalla loro nicchia.
Sono molto grandi e da loro emana un'aura di forza mistica. Quanto volte ho scritto "mistico" o "mistica" in questo post? Tante, ma non mi vengono in mente altri termini che descrivano meglio la situazione.
Purtroppo la massiccia presenza di turisti rovinava un po' l'atmosfera del luogo.

Quando siamo usciti dal tempio la piogga era cessata, le nuvole rimanevano minacciose, ma la pioggia aveva concesso una tregua.
Con la navetta abbiamo raggiunto i templi sulla sommità della collina.
In quel momento c'erano pochissime persone in quanto nel parco vicino alla città si teneva un evento importante.
E' stato bellissimo visitare i templi, in quel momento semi-deserti, di quella zona... c'erano lunghi porticati in legno, spazi interni di grande effetto ed un'atmosfera di grande pace.
Mi ricordavano molto i templi che si vedono nei manga e negli anime giapponesi ambientati nell'epoca Sengoku.
C'erano poi stanze buie con lampade cerimoniali accese ed altre costruzioni ed ambientazioni molto particolari.





In quella zona abbiamo conosciuto un turista giapponese che ci ha accompagnato per quasi tutta la visita.
Lo abbiamo incontrato mentre cercavamo l'ingresso dei templi; lui era più in difficoltà di noi perchè non riusciva a leggere la mappa ed insieme abbiamo cercato di orientarci.
Una volta trovato l'ingresso è sempre rimasto con noi; quando rimanevamo indietro ci aspettava e si assicurava che avessimo visto tutte le cose importanti. Alla fine ci siamo fatti l'immancabile fotografia insieme.


Il viottolo che riportava al centro abitato e costellato di... non saprei come chiamarli se non "piglioni in pietra" che all'interno avevano uno spazio per una candela... come fossero lampade cerimoniali in pietra... spero che le foto a seguire siano più esaustive della mia penosa descrizione.




Arrivati al parco principale della cittadina, si siamo fermati vicino ad un grosso palco (sul quale era appena finita una rappresentazione) ed abbiamo preso un po' di cibo da un vicino banchetto... sostanzialmente anelli di pollo fritti... delizia.


Dopo il pranzo (chiamiamolo pranzo, ma erano le 15.00) ci siamo avviati verso la stazione dei treni per tornare a Kyoto.
Sul percorso abbiamo incontrato una grossissima sfilata di gruppi di ballo tradizionali.
Sembrava un carnevale occidentale, solo che non c'erano i carri ma danzatori ed i costumi erano tradizionali.
Abbiamo rischiato di arrivare in ritardo in stazione, ma eravamo troppo avvinti da quelle rappresentazioni e dalla passione e concentrazione con la quale quelle persone ballavano.
In questo frangente la Vigi ha fatto delle foto bellissime, che non posso esimermi dal pubblicare.













Arrivati in stazione abbiamo scoperto tutti i treni erano soppressi od in ritardo a causa del tifone (chiamiamolo così).
E' un'evento rarissimo in Giappone dove tutto funziona come un'orologio ed infatti gli addetti delle ferrovie non erano in grado di far fronte alla situazione.
Tutti gli avventori giapponesi si aggiravano come persi nella stazione nel pieno panico... gli addetti alle ferrovie erano più nel panico di loro e rimanevano in silenzio se gli si chiedevano informazioni o balbettavano cose incomprensibili.
Gli unici che non erano nel panico eravamo noi ed altri 4 turisti occidentali.
Alla fine è arrivato un treno che non si capiva bene fin dove arrivasse e ci siamo saltati tutti sopra.
Ad un certo punto, fermi ad una stazione... mentre il capotreno era nel panico e non riusciva a dare informazioni... abbiamo capito che dovevamo scendere dal treno di corsa e prendere quello di fronte a noi.
Così noi 6 occidentali ci siamo tuffati fuori violando almeno 532 norme di sicurezza nipponiche e siamo saltati sull'altro treno che stava praticamente partendo violandone altre 512.
Ovviamente i nipponici sono rimasti sull'altro treno e probabilmente sono arrivati a destinazione il giorno dopo.

Noi avevamo prenotato per le 18.00 la cerimonia del the a Kyoto.
Siamo arrivati a Kyoto alle 17.45, siamo saltati su di un taxy dando l'indirizzo al taxista che con incredibile flemma si è messo a consultare la piantina.
Dopo 20 minuti di giri a vuoto, la Vigi si è messa a leggere la piantina e ad un certo punto ha detto di fermare il taxi e fra una peripezia e l'altra siamo arrivati sul posto con solo 10 minuti di ritardo... con i piedi nudi e bagnati (le calze fradice erano nello zaino).

Ad aspettarci c'erano due bellissime ragazze vestite in abito tradizionale ed altri cinque turisti: due coppie ed una ragazza giapponese che era venuta ad imparare la cerimonia.
Ci siamo tolti le nostre scarpe bagnate e siamo saliti sul loro tatami perfettamente tenuto con i piedi zozzi, bagnati e dicamolo pure... anche puzzolenti... ed anche questa volta l'Italia è stata rappresentata alla perfezione nel mondo.
Dopo qualche minuto è iniziata la cerimonia del the.
Questa cerimonia è difficile da descrivere.
Assomiglia ad una danza, ma è molto più marziale. Assomiglia ad una "Forma" di arti marziali, ma non è aggressiva.
E' come una preghiera in movimento... potrei dire che è la summa di quello che ho capito sulla mentalità tradizionale giapponese.
Mille movimenti fatti con grazia precisione. Ogni singolo gesto, ogni singolo respiro ha un significato.
Mi sono sentito come trasportato in una dimensione più "sottile".
La cerimonia è durata circa 15 minuti, poi ci sono stati dati "gli attrezzi del mestiere" ed ognuno di noi si è preparato il the.
Dopo la preparazione, c'è stata la fase della bevuta... anch'essa regolata da gesti precisi.
Il gusto invece mi ha turbato... aaaah il gusto... penso di non aver bevuto nulla di peggiore nella mia vita.
Alla Vigi ed all'altra ragazza presente il the è piaciuto... io ed un turista spagnolo eravamo provati dall'esperienza mentre la ragazza giapponese sorrideva e ci indicava di bere tutto, anche le briciole sul fondo (così vuole la tradizione)... uno sforzo mostruoso nel sorridere e nel trangugiare quell'immonda bevanda.

La sera siamo tornati nella zona ggggggiovane a cenare e poi abbiamo fatto una passeggiata nella zona delle gheishe, ma non ne abbiamo vista nessuna.


Al ritorno al ryokan abbiamo chiesto di portarci (ovviamente in mano) le scarpe in camera per asciugarle, ma il gestore non ci ha ovviamente dato il permesso, guadagnandosi una serie di improperi in italiano, piemonte ed anche un paio di imprecazioni basche che erano sfuggite allo spagnolo quando ha bevuto l'ultima sorsata di the verde.

Un'altro giorno nipponico era finito... mille cose viste... mille esperienze... tanta soddisfazione.

giovedì 7 novembre 2013

The Gudu's Nippo Experience part 4

La mattina del quarto giorno ci siamo svegliati alle 5.30 del mattino.
Fuori un'alba piovosa illuminava la nostra vasca termale.
Siamo usciti sul balcone e ce ne siamo stati a mollo una mezz'oretta per poi andare a fare colazione.
La colazione era nella stessa stanza privata in cui era stata servita la cena.
La colazione kaiseki è praticamente identica all cena: sul tavolo c'erano mille piattini e sui fornelli cuoceva il pesce.
Ovviamente Virginia si è gustata ogni piatto mentre io, preso da nausea alla vista del pesce a colazione, ho dovuto spiegare alla nostra cameriera personale che io non ero solito fare colazione... e non è stato facile.
Dopo colazione ci siamo tolti gli yukata e ci siamo vestiti per partire alla volta di Kyoto.
Grazie ai velocissimi e puntualissimi treni nipponici, alle 10.00 del mattino eravamo a Kyoto.
Kyoto è una città di quasi 1,5 milioni di abitanti. In passato fu la capitale del paese per più di un millennio (dal 794 al 1868) ed è nota come "La città dei mille templi".
Essendo stata quasi interamente risparmiata dalla seconda guerra mondiale, è considerata il più grande reliquiario della cultura giapponese.

Ci siamo fermati a posare i bagagli al ryokan e poi ci siamo diretti a visitare la zona dei templi.

Penso che sarebbe troppo lungo e noiso descriverli tutti nei particolari, vorrei piuttosto riuscire a
ricreare le atmosfere e le sensazioni dei vari templi.

Il primo tempio che abbiamo visitato è stato quello dedicato alla dea Kannon: Sanjusangendo.
Questo tempio risale al XII secolo ed è conosciuto per custodire 1.001 immagini della Dea Kannon, tutte diverse tra loro.
La Dea Kannon è la divinità buddhista della pietà e della misericordia e vi sono molti altri templi a lei dedicati, come il Fukusai-ji.
La prima grande emozione, che ha dato alla visita un grande senso di sacralità, è stata quella di toglierci le scarpe per visitare l'interno.
Giunti nel tempio, nel mezzo del totale silenzio, c'erano queste mille statue della Dea con le persone che pregavano di fronte ad esse.
Un'immagine che mi ha davvero colpito e mi ha dato una prima idea della religiosità dei giapponesi.
All'uscita non mi sono trattenuto dall'acquistare un bellissmo ciondolo/talismano che, secondo la tradizione, dona energia a chi lo porta.
Non era possibile fare foto all'interno e noi, al contrario del tipico turista italiota, abbiamo rispettato le regole e la sacralità del luogo. L'immagina a seguito l'ho presa da internet, non l'abbiamo scattata noi; penso però che sia utile a dare l'idea dell'atmosfera.


Dopo qualche tempio incontrato nel centro della città, ci siamo spostati nella zona collinare.
Migliaia di scalini per salire in cima alle colline e rimanere a bocca aperta di fronte ai templi costruiti in questa zona.


Il tempio più maestoso in questa zona è il Tempio Kiyomizu-dera
Il tempio uno degli antichi monumenti della città, considerati patrimonio dell'umanità dall'Unescu; ed è anche uno dei finalisti per le sette meraviglie del mondo moderno.
Per la sua costruzione non è stato usato un singolo chiodo.
Il nome deriva dalla cascata presente all'interno del complesso, che scorre dalla colline vicine. Kiyomizu significa "acqua pulita", o "acqua pura".
Questo tempio è famoso per il palco, fatto con legno di cipresso giapponese e alto circa 23 metri... ripeto... nessun chiodo.
C’è una  famosa frase idiomatica giapponese che si riferisce a questo palco: “saltare giù dal palco di Kiyomizu”; significa decidere di fare qualcosa di coraggioso... un po' come il detto italiano "Saltare il fosso". In passato tante persone si sono buttate realmente dal palco poichè la tradizione vuole che se non si fossero ferite i loro desideri sarebbero stati esauditi. Pregavano dunque Kannon (quella del tempio precedentemente descritto) che le aiutasse e si buttavano.
Per arrivare al tempio abbiamo dovuto salire molti scalini addentrandoci in un bosco che fino a 10 minuti prima era invisibile all'occhio.
Le persone (numerose e quasi tutte asiatiche) salivano lentamente con fare cerimonioso verso il tempio, molte di loro vestite in bellissimi abiti tradizionali.
Non posso affermare che ci fosse silenzio, ma non c'era nulla di più che un brusio di fondo... imputabile soprattutto ai turisti "non giapponesi".
Arrivati al tempio abbiamo fatto inizialmente fatica a capirne la conformazione tanto era grande... così siamo andati a casaccio.
Abbiamo imparato a pregare di fronte agli altari suonando la campana al termine e battendo tre volte le mani.
Abbiamo assimilato l'usanza di lavarsi le mani alle apposite fontane prima di entrare nei templi.
Abbiamo visitato la famosa Tainai Meguri che si trova in una stanza sotterranea. Per raggiungerla bisognava scendere una lunga e stretta scalinata completamente al buio afferrandosi ad una corda per non cadere.
E' stato davvero incredibile; una sensazione di sacralità fortissima. Alla fine della scalinata si entra in un tunnnel piuttosto stretto e completamente buio, poi ad un tratto si intravede una pietra levigata che se toccata, secondo tradizione, esaudisce un desiderio.
Poi siamo passati lungo un viale composto da porte shinto con appesi mille campanelli... il vento li faceva suonare tutti creando una sensazioen estraniante ed al contempo rilassante difficile da descrivere.
Alla fine del viale c'era la sala principale del tempio, nominata Tesoro nazionale dal governo giapponese.


La sala è posizionata sul famoso palco di cui ho scritto prima, così uscendo dalla sala ci siamo goduti una vista mozzafiato sulla città e sul bosco.
Per ridiscendere dalla collina bisognava seguire un bellissimo sentiero con vista panoramiche che portava ad una bellissima pagoda molto nota in Giappone.


Sulla lunga via della discesa dal tempio (piena zeppa di negozi di artigianato e cose mangerecce), ci siamo fermati a pranzare in un ristorante tipico dove, come sempre, abbiamo ordinato suppergiù a caso guardando le foto sul menu.

Nel pomeriggio ci siamo mossi verso la zona di Arashiyama per ammirare il bosco di bambù, i templi locali ed il famoso quartiere di Mukou.

La nostra prima meta è stata il Tempio di Tenryuji.
Posso solo commentare scrivendo "Senza fiato".
Il Tenryuji è uno dei templi zen più famosi di Kyoto per la sua origine, la sua storia e per essere una delle sedi più illustri della scuola zen Rinzai.
Essendo un tempio zen, abbiamo potuto visitare per la prima volta un vero giardino zen.
Questi giardini in giapponese si dicono "Shakkei teien", cioè "Giardini prestati", perchè sono inseriti nell'armonia della natura stessa e dall'ambiente circostante.
Sono davvero rimasto senza fiato... non mi sembrava nemmeno di essere ancora sulla terra... ero in un mondo parallelo dove trovavo armonia in ogni cosa.
Ogni particolare era curato con ricerca di perfezione, ogni disegno sulla sabbia, ogni potatura di pianta, ogni decorazione dei templi, ogni pietra del camminamento... non c'era nulla che non fosse perfettamente armonico.
In questi momenti si intuisce la vera grandezza che può raggiungere l'umanità... non costrumendo immensi palazzi, ma armonizzandosi col tutto e soprattutto con la natura.
Zone di sabbia "disegnata", piante, laghetti e sentieri nel bosco.
Passeggiare in un giardino zen è in grado di armonizzare la nostra anima, per i più sensibili è possibile sentire l'immensa energia universale compenetrare ogni cosa.


Abbiamo passeggiato lentamente per quei sentieri ameni fino a raggiungere il bosco di bambù.
Il bosco di bambù è un'altro di quei luoghi difficili da immaginare per chi non ci è stato.
Impossibile farlo comprendere e godere con una fotografia, un filmato od un racconto... bisogna visitarlo.
Un bosco fittissimo composto da bambù dal diametro fino a 20 cm ed altezza fino a 30 metri.
Il bosco fa parte della "zona zen", infatti anche l'intricata sistemazione dei bambù ha un senso e si vedono i segni dei tagli e potature dei monaci.
In mezzo a questo incredibile bosco c'è un piccolo sentiero lungo circa 2 Km che porta ad altri due piccoli templi shintoisti molto suggestivi in mezzo ai boschi.


Uno di questi, piccolissimo era posizionato in riva ad un piccolo lago nel mezzo del bosco.
Siamo arrivati al lago che già la luce naturale diminuiva ed abbiamo potuto goderci le luci dei templi accese... il tutto in mezzo al bosco... sembrava di essere in un altro tempo... volendo anche in un manga in stile Inuyasha.



Sulla strada del ritorno siamo passati attraverso il quartiere di Arashiyama.
Mentre di giorno il quartiere è invaso dai turisti e non per niente diverso a qualsiasi meta turistica, visitato la sera ha un fascino particolare.

Rientrati nel centro di Kyoto per la cena, siamo rimasti per mezz'ora imbambolati di fronte ad un banchetto che preparava gli okonomiyaki decidendo di cenare più tardi proprio con quella succulenta pietanza.
Gli okonomiyaki (letteralmente okonomi = ciò che vuoi, yaki = alla griglia) sono composti da un impasto di fettine di foglie di cavolo, acqua, farina e uova al quale vengono aggiunti carne oppure pesce od altri ingredienti a scelta.
Viene cucinato su una piastra calda chiamata teppan aiutandosi con delle spatole metalliche per non farlo attaccare al teppan e per tagliarlo quando è pronto.
Curiosità per gli amanti dei manga/anime: sono quelli che preparava il sig. Marrabbio del manga "Love Me Knight" conosciuto in Italia come  "Kiss me Licia"
Purtroppo alla fine non l'abbiamo assaggiato in quanto la sera siamo stati incuriositi da un locale descritto nella guida lonelyplanet ed abbiamo cenato li.


La zona "ggggiovane" di kyoto comprende una zona che costeggia il fiume piena zeppa di case sistemate alla rinfusa con piccoli vicoli scuri che le dividono.
Ogni palazzo è a sua volta pieno di corridoi e scale... in ogni palazzo possono esserci fino a 3-4 locali.


Per raggiungere il nostro locale siamo finiti in una strada deserta in stile "ti aggredisco, ti derubo e asporto anche qualche organo" per poi salire una rampa di scale angusta che portava in un corridoio ancora più angusto.
Io già mi stavo preparando a sostenere l'agguato quando in fondo al corridoio Virginia ha coraggiosamente aperto una porta e ci siamo ritrovati nel locale.
Si trattava di un locale punk, non dissimile dai locali descritti in manga come Beck o Nana: soffitti bassi, luci al neon, mobilio quasi inesistente e musica alta.
Abbiamo ordinato il cibo (dell'ottima carne) e ci siamo goduti l'atmosfera "gggggiovane". Atteccati ai muri biglietti da visita e semplici fogli con le firme di chi ha visitato il locale.
Noi abbiamo preso un biglietto dei trasporti pubblici, lo abbiamo firmato ed abbiamo anche noi lasciato la nostra traccia.


Dopo cena una breve passeggiata nel chaos del sabato sera kyotese e poi ritorno al ryokan dove ci siamo addormentati istantaneamente toccando la superficie del futon.

Nota importante: durante questa giornata abbiamo scoperto che era possibile comprare un quaderno sul quale fare disegnare in ogni tempio una iscrizione col timbro. Stessa procedura usata nel cammino di Santiago. Scoperta questa cosa per noi è diventata quasi una mania quella delle scritte sul quaderno... il ricordo più vero e più bello perché è una cosa che non si può comprare, bisogna guadagnarsela visitando tutti i templi... peccato averla scoperta con un po' di ritardo.