venerdì 29 luglio 2016

The Gudu's China Voyage Part 3

Stiamo quasi per partire per il Costarica ed ancora non ho finito di raccontare della Cina.
E' quasi passato un anno, ma fortunatamente ho ancora un vividissimo ricordo del viaggio.

La terza parte del nostro viaggio si sarebbe sviluppata nel Sud Est della Cina nella zona rurale delle risaie quasi al confine col Vietman chiamata "Spina dorsale del drago".

Si tratta di una zona in fondo non troppo dissimile dalle nostre Langhe dove però le colline sono piccole montagne ed invece dell'uva si coltiva il riso.
Per raggiungere questa zona abbiamo dovuto prendere un volo interno di tre ore e poi servirci di un autista che in poco più di altre tre ore ci avrebbe portato in un piccolo villaggio in cima ad una delle vertebre della Spina dorsale del drago.

La partenza da Pechino fu piuttosto movimentata in quanto nessuno parlava inglese e fummo pure rallentati all'imbarco dei bagagli a causa di una serie di gruppi di cinesi che spedivano giganteschi scatoloni pieni di ogni cosa... dalle stoviglie fino ad un groppo che aveva con se una serie di droni.
Riuscimmo a prendere l'aereo per Guilin solo grazie ad un ritardo nelle partenze.

L'aeroporto in cui atterrammo (Guilin) era piccolo ed anonimo come anche l'autista che ci aspettava per caricarci su di una non troppo pulita monovolume.

Fin dall'uscita dal parcheggio ci rendemmo conto che non eravamo più nella Cina delle grandi città e del business filo-occidentale.
La strada era un mix di asfalto e sterrato mentre i villaggi che attraversavamo erano un ammasso di catapecchie semi-finite dotate di antistante parcheggio in terra battuta stile post-bombardamento.
L'autista guidava come un pazzo e ben presto, quando raggiungemmo le strade di montagna, cominciai a pensare che sarebbe stata una fortuna arrivare alla meta vivi.
Il pazzo superava in piena curva arrivando a pochi centimetri dal posteriore della auto prima di sterzare di colpo... il tutto sorseggiando redbull... ci muovevamo in mezzo alle altre auto come un ghepardo fatto di coca.

Furono tre lunghe ore, ma la nostra sofferenza fu ben ripagata.

Giungemmo in un piccolo villaggetto dove la strada finiva chiamato Ping'an.

Sembrava la versione "in tempo di pace" di quei villaggi che si vedono nei film anni '80 ambientati nella guerra del Vietnam.
La gente vestita in modo tradizionale si muoveva per le strade lenta e piegata dal caldo; alcuni erano accompagnati da asini carichi come muli... e per chi non sapesse cosa fa il mulo cinese: mu-raglia... momento simpatia.

La nostra guest house era a circa 500 metri in cima ad una salita davvero notevole.
L'autista scaricò le nostre borse e chiamò un portatore.
Cazzo un portatore! Di quelli che si vedono nei film! Altro un metro ed un cazzo (che in confronto io sono un titano) e così gobbo da sembrare un troll.
Il piccolo uomo si caricò le nostre due borse su di una cesta che portava sulla schiena e si avviò verso l'albergo.
La prima parte del percorso passava in mezzo ad un mercato pieno di cianfrusaglie e cose mangerecce curiose; io guardavo, annusavo e mi stupivo.
Cominciai presto a sentirmi una merda poiché camminavo sbuffando e sudando mentre il portatore viaggiava sereno con le nostre borse sulle spalle... poi quando vidi grassi cinesi farsi portare su in portantina, mi sentii un po' meglio.
In 15 circa minuti arrivammo alla nostra temporanea dimora.
Uno spettacolo!
Era una piccola casetta letteralmente aggrappata alla montagna con una vista spettacolare sulle risaie che solo in quel momento si presentarono a noi in tutta la loro bellezza.
Ci fu offerta una bibita e poi fummo accompagnati in camera. La camera aveva la vista sul villaggio che sembrava anch'esso uscito da un film ed era composto da casette addossate alla montagna in modo così bizzzarro de sembrare quasi "barcollanti".


Tutto intorno c'erano solo risaie con piccole figure gobbe che si muovevano in mezzo a quel verde così verde da far male agli occhi.

Cosa c'è da dire sul nostro soggiorno nella zona di Longsheng (Spina dorsale del drago in cinese)?
Niente di particolarmente vario, per tre giorni abbiamo passegiato in questi luoghi pazzeschi che sembravano usciti da tempi remoti.
Ci siamo svegliati all'alba per ammirare la nebbia salire dalle coltivazioni e diradarsi lenta con l'arrivo del sole, ci siamo stupiti per i mille volti che ogni collina assumeva al cambiare della luce, ci siamo rilassati e rinfrescati in piccoli chioschi sulle cime delle colline succhiando l'interno dei frutti della passione ed abbiamo goduto di quei paesaggi magnifici.








Nella più lunga delle nostre passeggiate finimmo in una zona più remota dove in mezzo ai campi c'erano antiche tombe, davvero suggestivo.
Un'altra volta siamo rimasti bloccati su di un ponte coperto poiché colti da un acquazzone così pazzesco da trasformare un rivolo d'acqua in un torrente così impetuoso da convincerti a tirare fuori le mantelline e levarci di torno.
Un'altra volta ancora siamo stati quasi rapiti da due vecchie contadine che hanno voluto passeggiare con noi parlandoci in cinese ed accarezzandoci, soprattutto una delle due vecchiette si avvinghiò a Virginia continuando ad accarezzarle il braccio e parlarle dolcemente.
I turisti cinesi ci fermavano in continuazione per chiederci di fare foto con loro... soprattutto Virginia aveva un successo incredibile... una volta perdemmo quasi mezz'ora a fare foto con tutti i componenti di una numerosa famiglia che voleva le foto di gruppo ed in singola con noi... i bambini ci indicavano ed a volte cercavano di toccarci di nascosto, ma più spesso erano gli adulti a volere delle foto con noi.
Gli autoctoni invece erano molto discreti e molto concentrati sulla loro quotidianità.



Era incredibile vedere gente vivere ancora come forse in occidente si viveva 50, 60, 70 anni fa nelle zone rurali.
Essendo in una zona rurale bisognava adattarsi un po'... ad esempio ad ogni acquazzone la corrente elettrica se ne andava per mezza giornata e l'acqua entrava dalle finestre... e poi bisognava abituarsi al fatto di avere dei buchi nel soffitto sul quale si appollaiavano uccelli e correvano i topi.
Per noi era divertente e ci dava un gusto di avventura, ma una coppia di turisti tedeschi (fra i pochi occidentali che incontrammo) furono molto turbati dalle mancanze di corrente... per capire la loro reazione (e le mie risate sguaiate) dovreste vedere il film "Ricomincio da capo", la scena dell'acqua calda nella pensione.
Si sa che io sono un maniaco dei tramonti e quindi una descrizione a parte la faccio sempre.
Come sono i tramonti nella zona di Longsheng?
Sono "rurali".
Il sole scende lentamente creando impressionanti giochi di luce sulle risaie, mentre si sentono ancora i rumori dei contadini che tornano dai campi o riparano le loro casette in legno.
Man mano che l'oscurità aumenta, tutti i rumori umani diminuiscono fino a lasciare totale dominio ai suoni della natura.
Un'atmosfera serena, ma per non so quale motivo frenetica.
Quando poi l'oscurità diventa totale, improvvisamente si accendono le piccole luci che illuminano le abitazioni del paese con i suoi ristorantini.
Così mi ricordo io quei tramonti.
Questa bellissima atmosfera, dopo le 20.30 veniva parzialmente rovinata dal rumore dei turisti che uscivano per cena e da qualche locale che cercava di attirare clienti con improbabili karaoke o musica dance altrettanto improbabile.
Ma parlando di locali e di pasti... cosa dire della cucina locale?
La cosa più tipica era il riso cotto nel bambù ovvero, come dice il nome, del riso infilato in un tronco di bambù e cotto sulla brace.
Lo si trovava ovunque, vicino ad ogni locale c'era un addetto che arrostiva del riso nel bambù.
Pittoresco, non cattivo, ma nemmeno stupendo il riso cotto nel bambù era uno dei piatti più leggeri della cucina locale.



Tanto cibo fritto, dall'onnipresente pesce di fiume alle verdure. Nulla da segnalare in particolare se non il frutto della passione servito in modo semplice ovvero togliendo la parte superiore del frutto per poi pescare col cucchiaino o succhiarne l'interno.


Meritano una nota di bizzarria delle pietre locali lavorate fino a sembrare pezzi di pancetta, altre pietre molto più suggestive dette "sangue di gallina" ed i corni di bue intagliati.
Nota di merito per le donne dell'etnia Zhuang che si vestivano ancora in modo tradizionale, ma soprattutto si acconciavano i capelli nello spettacolare modo tradizionale.
Tre giorni passarono in fretta e ci ritrovammo di nuovo sull'auto del pazzo per raggiungere la zona di Yánshuò dove avremmo passato l'ultima parte del nostro viaggio.

giovedì 7 luglio 2016

The Gudu's China Voyage Part 2

Devo dire che in assoluto la Muraglia cinese è una delle cose più belle ed incredibili che abbia mai visto, soprattutto se vista nel modo in cui abbiamo potuto ammirarla noi.
Ci sono due muraglie cinesi: la parte (o sarebbe meglio dire LE parti) ristrutturata, maestosa, impressionante e piena zeppa di turisti e la parte (teoricamente) vietata ovvero la parte non aperta ufficialmente al pubblico.
Un qualsiasi sito internet o rivista può descriverne l'incredibile lunghezza, la impressionanti caratteristiche architettoniche e la storia pazzesca... tutte cose che possono stimolare la curiosità, permettere di ammirare meglio le foto e dire che effettivamente i Cinesi qualcosa di grande l'hanno fatto nel loro passato, prima di auto-schiavizzarsi.
Però c'è una sola azione che permette di comprenderla in modo interiore e rimanere letteralmente senza fiato: vederla dal vivo.
Andiamo con ordine: io e Virgi, si sa, se non andavamo a ficcarci in situazioni singolari non eravamo soddisfatti. Dopo varie ricerche su internet, riuscimmo a contattare una guida che ci garantì di portarci in un punto non turistico della muraglia sulla quale avemmo potuto fare un percorso di "quasi trekking" in solitudine sulla muraglia fino a raggiungere poi la parte turistica.
La guida venne a prenderci la mattina presto all'uscita degli Hutong con un pulmino.
Ci vollero più di due ore per raggiungere le montagne a Nord di Pechino dove la natura era incredibilmente simile a quella delle nostre zone.
Arrivammo all'ingresso di un parco dove sulla sottile linea di asfalto tiranneggiava un cartello di divieto di ingresso ai non addetti; un po' più avanti un funzionario faceva la guardia alla sbarra che chiudeva la strada.
La scese dal pulmino, sorrise al funzionario e diede dei soldi al funzionario che ci rilasciò pure una specie di biglietto di ingresso.
Parcheggiammo poco più avanti il pulmino, zaini in spalla e cominciammo ad inerpicarci su improbabili sentieri in mezzo allo sconfinato bosco.
La guida portava nello zaino uno qui lettori mp3 che hanno anche le casse, lo accese a volume alto e cominciò a muoversi rapido fra gli alberi lasciandoci indietro.
Noi seguivamo la musica senza preoccuparci troppo di perderlo; in fondo doveva ancora prendere i soldi e sarebbe stato sciocco lasciarci troppo indietro. Provavo un fastidio gigantesco per quella musica ad alto volume che stuprava l'atmosfera serena del bosco, avrei voluto prenderlo a calci.
Dopo circa 40 minuti lo raggiungemmo seduto a terra e senza fiato... pirla... ci fece segno di seguire il sentiero. Il percorso durò ancora una mezz'oretta durante la quale incontrammo un gruppo di tre spagnoli che tentavano la nostra stessa impresa e che si unì a noi.
Dopo tanto salire, improvvisamente apparve di fronte a noi la muraglia.
Bassa, ricoperta di vegetazione e semi-crollata non sembrava u gran che.
Una scaletta rudimentale portava alla sommità dove un vecchi sdentato ci aspettava.
Pagammo il "pedaggio per la scala" al vecchio e fummo in cima.
Faccio veramente fatica  a descrivere quello che ci trovammo davanti.
La muraglia cinese è come un gigantesco serpente... anzi... drago che appoggia il suo gigantesco corpo sulle montagne della cina a perdita d'occhio.
E sembra davvero viva, come se da un momento all'altro questo gigantesco mostro di altri tempi potesse decidere di strisciare a volare via.



La muraglia seguiva perfettamente la forma delle montagne, non cercava di avere una forma regolare o di agevolare i soldati del passato nelle loro ronde... era solo un gigante stanco posto a protezione della cina. Un gigante che non si accontentava di adagiarsi mollemente sulle montagne, ma aveva avuto l'ambizione di posare il suo gigantesco corpo su ogni singola cime di ogni montagna.



Guardando verso il basso ci accorgemmo che quei 5-6 metri dai quali avevamo avuto accesso erano uno dei punti più bassi, dalla nostra posizione potevamo vedere alberi giganteschi tentare invano di lambire le sommità della muraglia senza riuscirci.
La guida consegnò tre bottiglie d'acqua e tre banane a testa e ci disse "Seguite la muraglia, non abbandonate mai la muraglia, sono circa 10 chilometri prima di raggiungere la parte turistica, poi seguite la parte turistica fino alla zona di ristoro dove io vi aspetterò". Detto questo sparì fra il fogliame.
Fu così che cominciammo la nostra scarpinata.
All'inizio ci sembrò di inoltrarci in buffo boschetto sospeso nell'aria poiché sulla muraglia crescevano parecchi alberelli e molto molto sottobosco... era divertente ed aveva un non so che di magico.
Ogni due minuti eravamo fermi ad ammirare quell'incredibile spettacolo... così incredibile che nono sembrava nemmeno opera del'uomo.



Col tempo ci trovammo ad affrontare la prima salita che portava il "serpentone" in cima ad una montagna. La salita era dura ed il sole cominciava a scaldare. Non c'erano scalini ma solo un percorso molto accidentato e molto scosceso. Verso metà della salita cominciammo ad aggrapparci al bordo per non scivolare e anche a sudare per lo sforzo.


Arrivati in cima ci sentivamo i padroni del mondo. Ci fermammo per bere e per guardare la muraglia che si arrampicava su mille cime fino a perdita d'occhio. Fummo esaltati e preoccupati allo stesso tempo... quante di quelle cime avremmo dovuto risalire prima di raggiungere la nostra meta?




Ricominciammo il percorso che fu a tratti impegnativo e sempre faticoso.
Eravamo sudati, stanchi ed accaldati, ma davvero estasiati da questa piccola avventura.
Era pazzesco essere li da soli in mezzo a quella natura davvero selvaggia sormontata da una delle più grandi costruzioni dell'uomo, per quel tratto dimenticata, ma ancora maestosa e carismatica.
In realtà sul sentiero che conduceva alla muraglia incontrammo un gruppo di spagnoli che si era perso in cerca dell'accesso di salita, ma fortunatamente erano lenti e li avevamo apposta seminati per essere davvero soli in questa avventura. Venne mezzogiorno e ci fermammo all'ombra di una torretta di sorveglianza mezza distrutta e ci mangiammo le banane. Dopo una ventina di minuti ripartimmo verso la meta. Mentre camminavo, scalavo, scivolavo e ridevo ogni tanto mi meravigliavo a voce alta immaginando quando su questo percorso soldati, cavalli e perfino carretti avevano la loro quotidianità. Passarono le ore senza incontrare anima viva. Quasi scalammo le ripidissime salite, scivolammo pericolosamente un paio di volte e ci godemmo quei momenti di pura magia.
Ad un certo punto ci venne incontro un francese in infradito che seguiva il nostro percorso in senso inverso correndo... lo lasciammo passare scambiandoci qualche parola in francese per poi scoppiare a ridere... fu in quel momento che trovò in modo definitivo applicazione la leggenda del francese in infradito... infatti... in qualunque posto del mondo ci si trovi, si potrà sempre trovare un francese che percorre sentieri avversi in infradito.
Intorno alle 16.00 raggiungemmo la parte turistica e restaurata della muraglia.


I turisti in verità non erano molti anche perchè il sole ed il caldo erano tremendi.
Io facevo ruotare due magliette... quando una era fradicia di sudore, indossavo l'altra e mettevo quella appena usata ad asciugare sullo zaino.
Anche la parte turistica della muraglia era spettacolare. Migliaia di scalini portavano il serpentone di pietra su e giù per dislivelli anche di 200 metri. Uno spettacolo ed una fatica incommensurabili.







Quando arrivammo alla fine eravamo distrutti... avevamo finito l'acqua ed esaurito le forze.
Pagammo una soma notevole per discendere la montagna su dei carrelli in stile parco dei divertimenti e letteralmente crollammo nell'auto della guida (che fortunatamente non ci aveva abbandonato).
Posso solo dire che tutte le ore di viaggio e la spesa sarebbero bastati a giustificare la visita alla muraglia. Una delle cose più belle che abbia mai visto. Una camminata memorabile fra natura e storia. La sera ce ne andammo in un ristorante frequentato solo dai locali portando come sempre il panico fra i camerieri e godendoci delle ottime zuppe. Tornati nella nostra camera ci lasciammo cadere felici ed esausti sui nostri letti e ci addormentammo all'istante.

martedì 31 maggio 2016

The Gudu's China Voyage Part 1

E' quasi passato un'anno dal nostro viaggio in Cina ed ancora non ho scritto nulla... accidenti al poco tempo.

In questa prima parte di questo diario di viaggio andrò a descrivere lo spostamento Italy-China e la città di Pechino (in cinese Beijing).

Sul trasferimento ho solo da segnalare il grave errore di fare scalo a Monaco; siamo atterrati alle 10.00 un po' affamati.
Ci siamo fermati a mangiare pretzel e bere birra e ci siamo imbarcati intorno alle 12.00 ubriachi.
Non so chi ricorda lo spot di un famoso dolce: "Ci siamo svegliati alle 4.30 per prendere l'aereo a Malpensa... tre ore di macchina, imbarco, volo... ed adesso non ci vedo più dalla fame";
la differenza sta nel fatto che avevamo a disposizione i mitici pretzel e tanta tanta tanta birra.
Altra cosa che ci tengo a segnalare e che acquistammo i biglietti con Lufthansa e poi ci fecero volare con l'Air China... aereo scadente, servizio di più.

Detto questo siamo atterrati ed abbiamo preso un taxi a casaccio per arrivare all'albergo che era nella zona tradizional/storica di Pechino fra gli Hutong.
Abbiamo scelto, come sempre, una location diversa dalle solite grandi catene di alberghi tutte uguali ed inoltre volevamo "vivere" Pechino il più possibile come la vivevano i locali.
Il taxista non riuscì a capire come entrare nel dedalo di stradine degli hutong (forse abituato a scarrozzare i turisti nei soliti hotel) e ci lasciò a casaccio davanti ad una via.
Subito la cosa ci sembrò strana, ma poi conoscendo meglio i cinesi capimmo che tutto rientrava nella normalità. Fortuna che la Vigi si orientava ovunque, anche a Pechino.

Al contrario di quello che pensavamo, Pechino si rivelò a noi come una città moderna, ma non iper-industriale e con un modo di inglobare la modernità nella tradizione molto personale.
La prima cosa che notammo fu la gente che viveva per strada. I cinesi più giovani sostavano nelle miriadi di piccoli e fatiscenti locali che si affacciavano sulle stradine, mentre i più anziani se ne stavano a giocare rumorosamente a giochi di società attorno a vecchi tavoli posizionati agli usci delle abitazioni.


Quella zona era molto frequentata dal turismo, ma era per la maggiorparte turismo locale... da quanto siamo riusciti a cogliere si trattava di gente che dalle campagne veniva a fare festa nella grande città.
L'atmosfera era frenetica ed ovunque regnava un senso di disordine; era come essere in un formicaio di formiche anarchiche.


Gente ovunque, sporco tanto, odori vari... ed i temibili "Bambini con fessura".
I "Bambini con fessura" meritano una capitolo a parte.
In China i bambini piccoli non hanno il pannolone.
Semplicemente quando devono urinare o defecare, fanno tutto attraverso la fessura che hanno nei pantaloni.
Ergo per le vie delle zone "non occidental-turistiche" (ed avremmo scoperto ovunque nelle zone rurali) ci sono questi temibili bambini che producono materia organica ovunque, con preferenza di fronte ai negozi dove le mamme fanno acquisti.
Il "Bambino con fessura" colpisce a tradimento senza un minimo segno di premonizione... un secondo prima sta correndo di qua e di la ed un secondo dopo produce un 2-3 chili di merda fresca dall'odore potente.
Fortuna vuole che ci sia un efficace (si fa per dire) servizio di pulizia pubblica... od almeno abbiamo ipotizzato questo in quanto le strade erano abbastanza sgombre dagli escrementi.
A volte una mamma educata raccoglieva le fatte dei figli come noi facciamo con quella dei cani... alcune mamme illuminate ed attente, vedendo l'occhio improvvisamente vacuo del figlio, intuiscono una "defecatio tradimentis" e mettono sotto al pupo accovacciato un pezzo di carta.
Il "Bambino con fessura" è bastardo dentro perchè colpisce nel momento in cui sei più debole ovvero quando stai mangiando qualcosa in un locale oppure quando ti stai godendo il sacrosanto Gin-Tonic delle 17.00 rovinandoti il momento... motivo per cui imparammo in fretta ad evitare i locali con dehor a piano terra.

Pechino è una città carismatica.
Si sente che ha un respiro tutto suo, un modo di vivere tutto suo, un modo di imporsi agli occhi tutto suo.
Architettonicamente è una evoluzione disordinata della Pechino antica.
Città volutamente dimentica di ogni regolamento urbanistico, si sviluppa "a cazzo" a seconda delle necessità.
Questa cosa la rende incredibilmente affascinante e rende ogni angolo, ogni via una sorpresa per gli occhi.
Ovviamente io parlo del centro storico, non della "Pechino Busisness"... quella è uguale a tutte le grandi città.

Cosa c'è da vedere a Pechino?
Di cose ce ne sono un bel po'

1. CITTA' PROIBITA
Monumentale complesso architettonico di incredibile bellezza, ma praticamente ingodibile per la quantità mostruosa di persone che la visitano. Il complesso apriva alle 9.00 e così non abbiamo potuto nemmeno usare la nostra classica "Modalità anti turisti" che consiste nel visitare i monumenti all'alba.
Era come stare ad un immensa fiera: costantemente a contatto con i corpi degli altri, spintonati, soffocati dal caldo e dal sudore dei vicini. Inoltre i cinesi sono maleducatissimi e per loro è normale spingere ed essere discretamente colpiti dagli altri. Dopo le prime due ore ho cominciato a rispondere agli spintoni con gomitate e calci bassi e nessuno si è lamentato.
Quando poi siamo saliti sulla collina di fronte alla città ed ho potuto ammirare la costruzione dall'alto e senza persone sono rimasto senza parole. Devo essere sincero: a saperlo non sarei entrato ed avrei ammirato la città proibita solo dall'alto.



2. TEMPIO DEL CIELO E RELATIVO PARCO
Un'altra costruzione monumentale e bella da vedere.
Gli spazi sono più aperti e quindi la gente è meno noiosa, ma anche in questo caso tutto il carisma e tutta l'energia mistica del luogo vengono meno a causa del baccano della folla.

3. TEMPIO DEI LAMA
Bellissimo tempio anche lui affollatissimo, ma dove sembrava esserci una maggiore spiritualità ed un maggiore rispetto da parte di chi lo visita.
E' una delle mete secondo me più spirituali e caratteristiche della vecchia cultura cinese.
Fin dall'ingresso siamo stati colpiti colpiti dal fumo di migliaia di bacchette di incenso che la gente bruciava per pregare. Ovunque gente che brucivaa incenso e pregava.
Anche qui una calca di persone incredibile, ma tutto sembrava più spirituale e meno turistico.



4. TEMPIO DI CONFUCIO
Lo visitammo quasi al tramonto.
La presenza di persone era molto ridotta.
Abbiamo potuto respirare l'aura di misticismo che emanava dal luogo e sederci sotto gli alberi secolari per riposarci ed assimilare la pace del luogo.



5. TORRE DEL TAMBURO E DELLA CAMPANA
Le due torri sorgono in una piccola piazza nella zona storica di Pechino in mezzo agli hutong.
Quella piazza è uno dei luoghi che più ho amato di Pechino.
Le due torri si guardano in faccia, maestose più che alte, ai due lati della piazza.
L'atmosfera era pacata e sapeva di "quotidianità": gente che passeggiava, bambini e giovani che giocavano a pallone o frisbee, persone sedute sulle panchine ed un paio di bar "non turistici" sui lati.


6. PALAZZO D'ESTATE
Una delle mete più spettacolari di Pechino.
Più che palazzo io lo chiamerei "Parco d'estate" poiché si trattava di varie costruzioni immerse in una natura quasi selvaggia ed ancora prepotente. Un luogo carismatico ed incredibilmente bello da vedere. Un luogo dove è possibile ammirare l'antica arte cinese delle costruzioni in modo completo e con tutta la calma del caso. I colori sgargianti, i componenti scultorei, le caratteristiche architettoniche... tutti componenti che aiutano a capire la filosofia antica di questo popolo.




7. HUTONG
Sono le vie della Pechino antica.
Le ho già descritte poiché noi ci abbiamo soggiornato.
Meritano però di essere inserite a pieno titolo fra le cose da vedere assolutamente a Pechino.
Una passeggiata al mattino presto od alla sera in queste vie, permette di stare a contatto con quella Cina un po' antica, un po' moderna, un po' magica che vale la pena vedere.




Cose di cui tenere conto.
1) Attenti ai baristi intelligenti.
Se trovi in un bar una birra trappista belga non stupirti e non gridare al miracolo... non è trappista... hanno semplicemente preso una bottiglia vuota e l'hanno riempita nel retro del locale con "non si sa cosa stouth".
Soprattutto, a volte è meglio non sapere... dopo aver guardato nei retrobottega e nelle cucine cinesi, la mia visione del sistema immunitario umano è cambiata drasticamente.
2) Mangiare solo cibo locale.
Pechino è piena di cibo ottimo, ma bisogna mangiare solo quello che mangiano i cinesi.
Ordinare qualcosa che non vedi nei piatti degli autoctoni oppure addirittura ordinare una bistecca potrebbe essere un "Fatal error".
3) Nei locali non si caga.
Il 90% dei ristoranti e bar hanno un bel cartello appeso nei cessi (incredibilmente anche in inglese) "Do not defecate" e poi c'è una bella rete sul buco del water onde scoraggiare i ribelli.
Ci sono tantissimi bagni pubblici, ma li sconsiglio per ciò che descrivo al punto 4.
Gli occidentali che trasgrediscono il punto "2" di questa lista non avranno problemi in quanto il loro "prodotto interno lordo" sarà liquido e passerà attraverso la rete.
4) I cinesi buttano la carta igienica nel cestino.
Ebbene si. Si puliscono il culo e poi buttano la carta nel cestino.
Ergo in qualunque bagno pubblico c'è un'odore indescrivibile... secondo solo a quello dei i cessi Namibiani scavati nella terra.

Questo è tutto riguardo i nostri giorni a Pechino



martedì 19 gennaio 2016

The Gudu's Big Apple Winter

Prima di dedicarmi al racconto di viaggio nella Cina rurale del sud di agosto 2015 ho deciso di descrivere "a caldo" la gitarella che io e la Vigi abbiamo fatto a New York fra l'1 ed il 7 gennaio 2016.

La decisione di partire è stata quasi improvvisa basandoci su un'offerta della compagnia aerea Emirates per la tratta Milano - New York.
I giorni non erano molti per cui abbiamo deciso di dedicarci solamente a Manhattan.
Non starò a descrivere in ordine cronologico quello che abbiamo visto.
Mi limiterò a condividere sensazioni, impressioni ed esperienze... magari di utilità a qualcuno che vorrà fare un salto nella Grande Mela. Di sicuro utili a riempire il mio diario di esperienze.

Come già citato, abbiamo volato con la nota compagnia Emirates.
Posti effettivamente più spaziosi delle altre compagnie che abbiamo provato, schermi belli grossi e tanti tanti film in lingua italiota.
Cibo standard da aereo che non potrebbe mai rivaleggiare con il mitico cibo della Turkish (assaporato nel 2014 andando in Bhutan), ma comunque meglio della Lufthansa.
Servizio di bordo molto fiacco e lento anche se la cortesia ed il contegno erano da 30 e lode.
Pazienza delle hostess infinita fra bambini che sembravano posseduti dal demonio ed arabi che pretendevano servizi da business pur essendo in economy.

Siamo arrivati alla sera del 1 gennaio... dopo i festeggiamenti di capodanno... quindi per una volta "la città che non dorme mai" dormiva eccome. Fortuna nostra poiché siamo arrivati nel centro di Manhattan dal J.F.K. in 20 minuti.

Durante la nostra visita abbiamo visitato i luoghi più famosi come anche piccole chicche meno note.
Vado a descrivere in ordine sparso.

Time Square:
Piazza grande... quando grande?... non saprei... difficile rendersene conto con tutti quei palazzi altissimi tutto attorno ai quali sono appiccicati schermi alti quanto 10 piani... ma più che una piazza è uno "Square" appunto pieno di locali e negozi alla moda.
Abbiamo fatto un salto al negozio gigantesco delle Smarties (nel quale sembrava si fossero concentrati tutti i turisti italiani presenti a New York quel giorno), all'Hard rock cafè, al negozio dei New York Yankees, ma soprattutto il ristorante Bubba Gump.
Si, Bubba. Avete presente l'amico di Forrest Gump nell'omonimo film; quello che: "Gamberi fritti, gamberi in pastella, gamberi bolliti, ecc.".
Ecco!... qualche pazzo ha creato una catena di ristoranti che serve solo gamberi dedicata a questo personaggio.
Alle 17.00 la gente era già in coda per mangiare cena... anche perchè i Newyorkesi sono perennemente in coda per fare qualsiasi cosa.
Se non fanno la coda prima, godono solo a metà.
La piazza è architettonicamente spettacolare, mai visto niente di simile in nessuna città fino ad ora. Gente ovunque, presumo per la maggior parte turisti... anche perché se fossi un autoctono... col cazzo che mi infilerei nella pazza folla che imperversa in quel luogo.
Bellezza:  6 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 7 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 7 palle di neve


Rockfeller center:
Un palazzo, molto alto, molto rinomato.
Una coda infinita per godere effettivamente di un panorama mozzafiato sulla città.
Si prenotava la salita con circa 4 ore di anticipo.
Si cominciava a fare coda 5 minuti prima del propri turno.
Vietato mettersi in coda prima di quel tempo; c'era la sicurezza che controllava il biglietto e mandava via chi era in anticipo.
Vietato sostare nei pressi della coda o addirittura (scandalo!) sedersi a terra poiché spossati dalla giornata; c'era la sicurezza che faceva la ramanzina e faceva andare via.
In pratica bisognava aspettare camminando o sostando in uno dei locali interni dove un bicchiere di Pinot Californiano costava fra il 12 ed i 30 dollari... a cui aggiungere le tasse e la mancia.
Molto scortese il personale, ma se io dovessi subire turisti in coda per 8 ore al giorno forse sarei anche peggio.
Ai piedi del palazzo la più famosa pista di pattinaggio della città... presa letteralmente d'assalto dai turisti... ingodibile.
Bellezza:  6 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 9 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 8 palle di neve


Empire State building:
Siamo arrivati la mattina presto e non abbiamo fatto coda. Tutti erano gentili e rilassati.
Altra veduta mozzafiato, a mio parere migliore di quella del Rockfeller center.
Vedere New York da sopra è come giocare al videogioco "Simcity" degli anni '90: si vedono solo tanti parallelepipedi che nascono in basso e si protendono verso il cielo.
Una visione impressionante e surreale che stimola riflessioni su come l'uomo sia arrivato a costruire questi giganteschi manufatti.
Bello... bellissimo.
Freddo... freddissimo.
Bellezza:  9 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 2 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 10 palle di neve


Metropolitan Museum of art:
Da non perdere.
E' il museo più incredibile che abbia mai visto.
Nella zona egizia hanno ricostruito per intero un tempio egizio, nella zona medioevale hanno ricostruito una cattedrale, per spiegare com'era una casa inglese dell'800 ne hanno ricostruita una.
C'è un'infinità di arte proveniente da tutti, ma proprio tutti i posti del mondo e di tutte le epoche.
Solo per dare un'occhiata, senza soffermarsi più di 10 secondi per ogni opera, ci vuole un giorno intero.
Siamo usciti satolli di arte dal museo... quasi troppo pieni... ma nettamente soddisfatti.
Bellezza:  9 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 4 Jar Jar Binks


Museum of Modern art:
Più dimesso del precedente... poverino... solo 5 o 7 piani (non ricordo) di opere d'arte dei più grandi artisti dell'epoca moderna... da Van Gogh a Cezanne passando per Lou Trec, Picasso, De Chirico, Matisse, Monet, Manet e così via... fino ad arrivare ai contemporanei (che non capisco mai).
Una esperienza da non perdere, ma da "staccare" di un giorno dalla visita all'M.M.A. onde evitare di andare in overdose e non godersi l'esperienza. Noi abbiamo fatto passare due giorni fra il Metropolitan ed il Modern.
Bellezza:  7 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 5 Jar Jar Binks

America Museum of natural history:
Altro museo spettacolare.
Quello in cui hanno girato il film "Una notte al museo" (che è un film che mi fa cagare per intenderci).
Per la prima volta ho visto gli scheletri di tutti i dinosauri che hanno popolato i sogni della mia infanzia. Giganteschi rettili dal cranio microscopico... ed anche dalle ossa del costato ridotte... cosa che ha incuriosito parecchio la Vigi.
Tanti animali impagliati che abbiamo evitato volentieri (per quello basta andare nella casa di un qualsiasi cacciatore padano) ed una zona dedicata ai minerali (comprese le comete) spettacolare.
E' anche possibile partecipare a degli spettacoli a carattere scientifico in una sorta di planetarium olografico. Noi abbiamo seguito lo spettacolo sull'universo che è stato davvero incredibile.
Bellezza:  7 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 5 Jar Jar Binks


Guggernheim museum:
Non ci interessava così tanto il contenuto, ma abbiamo voluto vederne la struttura architettonica dall'esterno rimanendone sinceramente un po' delusi.
Bellezza:  2 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 2 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 5 palle di neve

Museo dei nativi americani:
Museo gratuito, forse l'unico in città, dove fondamentalmente c'è proprio poco da scoprire... però visto il freddo artico, una mezz'ora al caldo è stata comunque piacevole.
Bellezza:  2 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 5 Jar Jar Binks

Museo dell'immigrazione ad Ellis Island:
idem come sopra... pensavo di emozionarmi almeno un po', ma l'ambiente è molto poco comunicativo ed alla fine c'è poca roba da vedere.
Bello però il giro in barca attorno alla statua della libertà per arrivarci e per la vista sullo skyline.
Bellezza:  3 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 9 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo sul battello: 10 palle di neve


Statua della libertà:
per vederla bisogna prenotare praticamente con 3 mesi di anticipo. Non non ci siamo riusciti.
Bellezza:  5 Audrey Hepburm (vista solo dal battello)
Fastidio per l'umanità: 5 Jar Jar Binks (tanti italiani sul battello)
Fastidio per il freddo sul battello: 10 palle di neve

Biblioteca di New York:
Come non emozionarmi di fronte alle statue dei leoni che facevano da contorno alla fuga dei Ghostbusters nei primi minuti del film?!?
Che dire d'altro... è un grossa... ma grossa grossa grossa biblioteca.
Bellezza:  6 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 3 Jar Jar Binks

Museo dell'11 settembre:
Per un europeo è la fiera del tetro... il cappello di un pompiere ammaccato, un paio di occhiali rotti, parti di pilastri contorti dal calore, liste di nomi dei deceduti, file audio che le ultime parole dette al cellulare dalle vittime mentre il palazzo prendeva fuoco.
Una roba che Tim Burton (in forma ai primi tempi) gli fa una sega.
Ad un europeo può sembrare bizzarro e contorno, ma per gli americani deve essere una cosa toccante, infatti c'era un sacco di gente che piangeva.
Vedendo un NewYorkese sono riuscito a capire lontanamente cosa possono aver provato.
I New Yorkesi hanno gli stessi occhi dei leoni in Africa... gli occhi tranquilli di chi è convinto di essere intoccabile. Ovviamente sia i leoni che gli americani si sbagliavano.
Ora noi europei abbiamo nel DNA l'abitudine ad avere la guerra in casa... anche se sono quasi 100 anni che non combattiamo "in casa" a partire dai romani fino alla seconda guerra mondiali abbiamo sempre ospitato bombardamenti, battaglie, rastrellamenti e chi più ne ha più ne metta.
Gli americani invece, una volta conclusa la guerra civile, non hanno più avuto nessuno che potesse anche solo pensare di andare a dar loro fastidio... ci han provato i Giapponesi a far colare a picco un po' di navi vecchie parcheggiate a Pearl Harbor ed in cambio si son beccati due bombe atomiche.
Ora immaginiamoci cosa cazzo hanno provato quando quattro "vucumprà" gli hanno tirato giù uno dei simboli del loro predominio... peggio di così poteva solo arrivare Gozzilla e stuprare la statua della libertà.
Impressionante la fontana all'esterno.
Bellezza:  n/a (ritengo di non essere in grado di giudicare)
Fastidio per l'umanità: n/a (ritengo di non essere in grado di giudicare)

Central Park:
Forse il luogo di New York in cui tutti sono stati pur non essendoci mai andati.
Un luogo frequentato dai turisti, ma anche da un sacco di Newyorkesi che ci portano a spasso i cani, ci corrono, ci passeggiano, ci leggono un libro od il giornale.
Un luogo tranquillo in mezzo alla metropoli, un angolo suggestivo proprio perché circondato dai grattacieli e sterminato nella sua estensione.
Abbiamo passato un paio di orette a passeggiare nel parco sgranocchiando cibo preso dagli innumerevoli banchetti di street food e prendendo in giro gli obesissimi scoiattoli locali.
Approposito di obesità: a New York abbiamo visto pochissima gente grassa (fino a che non siamo andati ad Harlem)... un mito sfatato od una eccezione che conferma la regola?
Bellezza:  7 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 3 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 5 palle di neve (quel giorno faceva... per così dire caldo)


Harlem:
La domenica mattina ci siamo vestiti eleganti e siamo andati ad Harlem a prendere messa in un chiesa Gospel.
Una esperienza fantastica.
Sembrava di essere in film: tutti questi neri elegantissimi che entravano il chiesa ed il pastore che li salutava ad uno ad uno.
I giovani che molleggiavano come nei film ed i vecchi che zoppicavano... come nei film.
In questo caso tanta, ma tanta gente grassa... grassissima.
I turisti potevano assistere alla funzione da un piano rialzato e distaccato (tipo le vecchie gallerie nei cinema).
Arrivando con buon anticipo la coda per entrare non era esagerata.
Una volta iniziata la funzione, tutto continuava ad essere come nei film: i pastori (erano 4) che facevano la predica gridando con la gente che rispondeva, perfino 2 crisi mistiche e mezzo con tanto di pianto liberatorio e finto svenimento.
Soprattutto gran bella musica ed un'atmosfera davvero unica.
E' un luogo oramai frequentato dai turisti (anche se pochi), ma non così tanto da far pensare che sia tutto finto, anche perché era tutto gratis ed il servizio di sicurezza era molto rigido ed obbligava presenti ad alzarsi quando necessario incitando anche a rispondere al pastore... soprattutto era molto molto difficile fuggire prima della fine della funzione... che è durata più di due ore.
Dopo la funzione siamo stati un'ora in fila per mangiare nel ristorante più famoso di Harlem per il Pollo fritto sul gouffre. Bella esperienza anche quella... anche se per noi italiani un pollo fritto, anche se ottimo, resta sempre solo un pollo fritto.
Bellezza:  8 Audrey Hepburm
Tasty level: 5 Calici e 7 torte di mele
Fastidio per l'umanità: 4 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 5 palle di neve


Caserma dei Ghost Busters:
Non poteva mancare.
Peccato che la stavano ristrutturando per rimetterla in uso... ho visto solo impalcature.
Bellezza: 7 impalcature
Fastidio per l'umanità: 7 impalcature
Fastidio per il freddo: 7 impalcature

Greenwich village:
Ivi è sito il palazzo dove vivevano i protagonisti della serie TV Friends. A vederlo non sembrava sinceramente lui, ma mi fido di quanto leggemmo sulle guide e su internet.
Un luogo molto tranquillo poco frequentato dai turisti, pieno di piccole botteghe al piano terra.
Viali alberati incorniciano ogni via e di palazzi non superano i 5 piani.
Sullo sfondo una parte di skyline newyorkese.
Nel complesso un luogo dentro Manhattan, ma contemporaneamente fuori da Manhattan.
Bellezza:  6 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 2 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 7 palle di neve

Ponte di Brooklin:
E' fottutamente solo un ponte di ferro... pieno di smog e difficile da concepire nella sua struttura se visto dall'interno.
E' molto più bello visto da lontano.
Bellezza:  2 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 3 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 8 palle di neve

Columbia university:
L'abbiamo vista di domenica e quindi semideserta, ma lo stesso d'effetto.
Da vedere.
Bellezza:  5 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 2 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 5 palle di neve (avevo il cappuccino da asporto ad aiutarmi)


Wall street:
Che strano, la immaginavo immensa e larghissima ed invece è una comune via di New York, piena di pazzi che passeggiano in camicia e giacca elegante a -11°C... sarà l'amore per i soldi che scalda i loro cuori? Mi veniva la tracheite solo a guardarli.
Bellezza:  2 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 9 Jar Jar Binks (per il freddo che mi facevano venire i tizi in camicia)
Fastidio per il freddo: 10 palle di neve

Broodway:
Una via carina piena di teatri e grossi cartelloni che pubblicizzano gli spettacoli.
Una bella passeggiata.
Bellezza:  4 Audrey Hepburm
Fastidio per l'umanità: 2 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 7 palle di neve


Stazione centrale:
Il paradiso dello street food. Cibo di ogni tipo e provenienza... tutto rigorosamente street... però una street coperta... una street sottoterra che nulla ha da invidiare alle vie di Diagon Alley dei film di Harry Potter. Incredibilmente suggestiva.
Pieno di gente di ogni tipo, incredibilmente bella, viva e pulita.
Bellezza:  8 Audrey Hepburm
Tasty level: 4 Calici e 7 torte di mele
Fastidio per l'umanità: 5 Jar Jar Binks
Fastidio per il freddo: 1 palle di neve

The rhum house:
Volevamo bere un Manhattan a Manhattan.
Fra i locali più noti abbiamo scelto "The rhum house" (anche se nel Manhattan non c'è il rhum).
Il locale è piccolo ed incredibile.
Anche in pieno giorno si sta nella piena oscurità, seduti a vecchi tavoli in legno illuminati da piccole lampade. Legno dappertutto ed un'atmosfera fuori dal tempo.
Il cocktail, inutile dirlo, era fantastico.
Bellezza:  7 Audrey Hepburm
Tasty level: 7 Calici e 0 torte di mele
Good music level: 7 fender telecaster
Fastidio per l'umanità: 3 Jar Jar Binks


The Blue Note:
Questo l'ho tenuto per ultimo appositamente.
Per me è stata una delle esperienze cardine della mia vita.
Una di quelle che hanno cambiato qualcosa di importante dentro di me.
Ho capito che per me salire sul palco del Blue Note di New York varrebbe 100 palchi del Madison Square Garden (perdonatemi Led Zeppelin, ma per me è così).
Il Blue note è "solo" il jazz club più famoso del mondo, dove... per dare un'idea... ogni tanto va a farsi una Jam session Sting con altri "poveracci" del suo livello.
Avevamo prenotato il tavolo con due settimane di anticipo dall'Italia, ma abbiamo comunque dovuto fare la tipica coda newyorkese per entrare (hanno la coda nel DNA).
All'interno solo 200 posti a sedere, stretti fra minuscoli tavoli vicinissimi fra loro.
Un'atmosfera incredibile, anche i muri sembravano fatti di musica.
Quella sera si esibiva Chriss Botti, un trombettista che ho imparato ad amare alla follia già prima di sentirlo dal vivo... a mio umile parere al livello di Armstrong, Davis, Backer (il mio trombettista preferito) o Gillespie.
Le regole sono chiare al Blue Note, perché al Blue Note si va per sentire musica... non per bere, non per cianciare, non per flirtare, non per conoscere gente... si va ad ascoltare musica... uno degli ultimi templi della musica... "Good save The Blue note".
Le regole sono:
1) Si entra alle 18.00.
2) Si sceglie il tavolo. La prenotazione garantisce di avere un tavolo, ma la posizione viene decisa in base all'ordine di arrivo. Chi prima arriva, sceglie il tavolo.
3) Dalle 18.30 alle 20.00 vengono serviti cibo ed alcolici.
4) Alle 20.00 inizia il concerto. Volendo si può ancora ordinare da bere durante la musica, ma si sarebbe additati come un nudista in un villaggio Yiddish.
5) Fra le 21.30 e le 22.00 il concerto finisce e si deve lasciare il posto a chi ha prenotato il posto per il concerto successivo che è intorno alle 22.30 - 23.00.
6) Prima di uscire è consentita la tappa allo shop per comprare il cd dell'artista che si esibisce o prendere qualche gadget.
7) Prima di uscire ci si guarda indietro con il cuore ancora pieno di musica e si sospira chiedendosi quando il mondo tornerà ad essere pieno di posti così.
L'ultima regola l'ho aggiunta io.
Abbiamo mangiato e bevuto benissimo, ma abbiamo soprattutto ascoltato un concerto incredibile.
Ci eravamo accaparrati uno dei tavoli migliori (garantito da un abituè che poco prima con pazienza mi aveva spiegato che dovevo fare la fila anche se avevo prenotato) ed avevamo quegli incredibili artisti così vicini... potevamo sentire i loro sospiri durante l'esibizione.
Che forza!, che sentimento!, che vibrazioni!
Che esperienza! Non so descriverla! Sono però certo che la location sia stata parte integrante dell'estasi provata.
Bellezza:  10 Audrey Hepburm
Tasty level: 7 Calici e 7 torte di mele
Good music level: 10 Gibson Lucille
Fastidio per l'umanità: 3 Jar Jar Binks


FAQ

E' sicura New York?
Caspita se lo è! C'è un soldato od un poliziotto od un ranger ogni 10 metri al massimo... in certi luoghi ogni 5.
I Newyorkesi vanno i metropolitana con il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni... a Torino mi sento fortunato se in metro non mi portano via i direttamente pantaloni.

E' difficile la metropolitana da New York?
Più difficile di quella monolinea di Torino di sicuro, leggermente più complicata di quella di Parigi, estremamente più user friendly di quella di Tokyo.

E' costoso mangiare a New York?
Se si mangia dai banchetti si spende meno che a Roma o Venezia, se si mette piede in un locale si paga l'equivalente di un ristorante di alto livello nelle Langhe.
Oltre ai prezzi esagerati bisogna calcolare le tasse (opportunamente omesse dai menù) e le mance (che sono obbligatorie e variano dal 15% al 25% del conto).
Un calice di Pinot californiano a New York costa come un calice di Barolo del 1995 a Cuneo.
Una boccale di birra a New York costa come una birra trappista... se prendi l'aereo e la vai a bere direttamente al monastero in Belgio.

Si mangia bene?
Si mangia di tutto perché ci sono ovunque ristoranti di ogni tipo e la qualità è sempre alta.
Dovessi dire qual'è il piatto tipico, non saprei dirlo... forse il pollo fritto che è presente suppergiù in ogni menù... anche nei ristoranti Thay.

Sono gentili i Newyorkesi?
Tantissimo. Molto gentili ed incredibilmente educati... se qualcuno nella bolgia ti strattona e si ferma a chiederti scusa, quello è un newyorkese... se quasi ti butta a terra e si lamenta che lo hai rallentato, è un turista italiano.
Se ti vedono fermo con una piantina in mano per più di 30 secondi, vengono a chiederti se possono aiutarti... una cosa così ci era successa solo a Tokyo.

I tombini d'inverno fumano davvero?
Si perché fa un freddo del cazzo, ma raramente emettono odori.

Il caffè newyorkese fa cagare?
Dipende cosa si ordina. Quasi ovunque è possibile avere un espresso come quello italiano.

E le auto newyorkesi?
Il nuovo millennio è arrivato anche a New York. I taxy sono ibridi, le auto più viste sono Toyota ibride. In una settimana ho visto solo una Camaro, una Charger e due Mustang... sigh.

E le moto ammmerigane?
Parliamo di New York, non di Los Angeles... e poi c'erano 11 sotto zero... chi sarebbe così coglione? (raduni "treffen" a parte dove vanno i motociclisti più duri della terra).

Nell'Upper East Side ci sono davvero i portieri nei palazzi?
A volte anche più di uno e spesso sono fuori dalla porte per accogliere la gente (od evitare che entri).
Ma anche in altri luoghi ci sono spesso i portieri.

Ed i sacchi della spazzatura di fronte alle case come nei film?
Purtroppo si... anche di fronte ai palazzi di lusso, nel giorno della raccolta, giganteschi mucchi di spazzatura. Cassonetti zero.

La gente va davvero in giro con il caffè nella tazza da asporto?
Puoi dirlo forte e l'ho fatto pure io. Una migliori difese dall'ipotermia.


La sicurezza rompe le balle?
Dipende dai luoghi... al museo dell'11 settembre sono praticamente entrato in mutande, allo scanner dava fastidio il fazzoletto di carta che avevo in tasca... sono stato scannerizzato così tanto che ho paura di essere clonato in un futuro in una galassia lontata lontana per combattere nei ranghi dell'Impero.
Altre volte si limitavano a controllare gli zaini.
Non siamo mai stati fermati per strada ne controllati dalla omnipresente polizia.

P.S.: il parametro di giudizio basato su cose e personaggi ed in particolare quello di "Jar Jar Binks" è copiato pari pari dal Blog di Leo Ortolani (da vedere che fa ridere).
Ma ci sta dai... lui è un genio della comicità ed io sono un musicista viaggiatore... non avrei potuto trovare qualcosa di altrettanto bello, divertente e che rendesse l'idea.
Comunque i portieri che mi guardavano interagire con la gente ubriaco nella hall di un grattacielo cercando un bagno hanno riso molto... quindi anche io so essere simpatico.

Questo è tutto.
E' stato un bel viaggio ed una bella esperienza.
Alla prossima...