martedì 27 novembre 2018

Giappone, Koya-san: vita al monastero (Tratto da travelgudu.com)


Tratto dal Blog Travel Gudu

Ci avviciniamo alla fine del racconto del nostro viaggio in Giappone. La penultima tappa è stata per noi il monte sacro Koya-san, luogo fondato da Kōbō Daishi dove sono ubicati oltre un centinaio tra templi e monasteri. Noi ci siamo andati affittando una epica “macchina-scatoletta” giapponese e abbiamo pernottato alla foresteria del tempio Sekisho-in.
Ma partiamo dalla scatoletta: già dal primo viaggio in Giappone del 2013 non abbiamo potuto evitare di innamorarci delle “macchine-scatoletta” giapponesi: parallelepipedi che rotolano per le tortuose strade nipponiche, queste macchinette racchiudono in un volume minimo tutto lo spazio che si può desiderare. Efficienti e tascabili, permettono di muoversi comodamente in città e non solo. Noi abbiamo noleggiato una Toyota-scatoletta: dotata di navigatore in giapponese super-loquace, che è stato prezioso nel portarci a destinazione perché – meraviglia delle meraviglie – anche se non si capisce un tubo di kanji & co, basta avere il numero di telefono del posto dove si vuole arrivare ed è fatta! Inoltre, per evitare incomprensioni ai caselli autostradali, si può affittare anche una sorta di telepass e pagare i pedaggi direttamente con addebito su carta di credito.
Dopo un breve briefing a gesti con l’impiegato dell’autonoleggio, siamo partiti alla volta del tempio che ci avrebbe ospitati a Koya-san.
Dopo un paio d’ore di strada, siamo arrivati a Koya-san: una lunga strada affiancata da templi e monasteri ed invasa da pellegrini. Inaspettatamente abbiamo scoperto di non essere gli unici bianchi, anzi: pare che la destinazione sia piuttosto gettonata nei paesi occidentali (nulla in confronto a Kyoto, comunque). Dopo aver finalmente individuato il nostro monastero, abbiamo lasciato l’auto e siamo andati a “registrarci”: un burbero monaco dall’inglese piuttosto comprensibile ci ha forniti di braccialettino multicolore (tipo villaggio-vacanze) e ci ha portati alla nostra stanza. Dal piccolo balcone la stanza (rigorosamente tatami e fouton) si affacciava sul giardinetto interno del tempio, splendido.

Cosa fare/vedere a Koya-san? Naturalmente avrete di che sbizzarrirvi con la visita ai templi: in particolare il Daimon, cancello di ingresso, la pagoda del Konpon Daito, il tempio Kongobu-ji e immancabile il Mausoleo di Kobo Daishi all’interno del cimitero Oku-no-in. Vi consigliamo il tour guidato notturno al cimitero, che parte dal tempio Ekoin: le guide parlano un ottimo inglese, raccontano aneddoti e spiegano aspetti religiosi/spirituali interessanti; sulla via del ritorno, potrete allontanarvi un pochino dal gruppo e godervi l’atmosfera pacata e surreale del cimitero. Dal tempio arrivano i canti dei monaci che vegliano Kobo Daishi, che si dice sia in eterna meditazione all’interno del suo mausoleo. Tornateci anche di giorno, naturalmente.


Un altro aspetto della nostra esperienza a Koya-san è stato vivere un giorno assieme ai monaci. Svegliarci al mattino presto e partecipare ad una delle loro cerimonie mattutine. Ma anche mangiare il loro cibo: una cucina ben piantata nella centenaria tradizione buddista, vegetariana, salutare. E fredda: tutto il cibo inesorabilmente freddo – riso a parte, grazie al cielo. All’ora della cena, allertati dal gong, ci dirigiamo tutti (chi in yukata, chi in borghese) nella sala refettorio, dove due lunghe file di vassoi ci attendono appoggiati a terra e pieni di ciotoline di ogni forma e dimensione. Il menù prevedeva: tempura (fredda), sottaceti (freddi), Koya-dofu ovvero una spugnetta di tofu (fredda) dal sapore indescrivibile (in senso negativo), altre cose non chiaramente identificabili anch’esse dal sapore non esattamente buono (fredde), riso a ciotolate e tè verde a fiumi, una fetta di melone (gnam), delle gelatine supercolorate dal gusto vacuo. Immaginateci seduti a terra, nel silenzio totale, controllati a vista dai monaci mentre assaggiamo quei manicaretti ostili… E il meglio doveva ancora venire! La colazione del giorno dopo? Idem, ma con Goma-dofu (tofu al sesamo, leggermente meno cattivo di quello liofilizzato della sera prima) e senza melone… gnam gnam…



Abbiamo lasciato Koya-san spiritualmente grati e gastronomicamente provati, pronti a dirigerci verso l’ultima tappa del viaggio: la regione del Kumano Kodo.

:::::::Info pratiche:::::::
Regione: Kansay
Prefettura: Wakayama
Shukubo (foresteria dal tempio): Sekisho-in
Attività:
Guidare un’auto-scatoletta nel mezzo del traffico pazzesco di Osaka. Fatto. Voto 4/10.
Mangiare riso al vapore e tofu a colazione. Fatto. Voto 2/10
Provare l’ebrezza di eludere il coprifuoco dei monaci buddisti per andare a spasso nel cimitero: Fatto. Voto 9/10
Agognare un panino al crudo come i drogati di Porta palazzo a Torino. Voto 3/10.
Fare commenti idioti sul cibo del tempio salvo scoprire che vicino a noi era seduta una famiglia mista italo/nipponica che capiva tutto. Fatto. Voto 7/10
Emozionarsi di fronte al mausoleo da Kobo Daishi. Fatto. Voto 8/10.
Passeggiare da soli nella notte fra altari, tombe e scoiattoli volanti. Fatto. Voto 9/10
Indice di fastidio umanità: 8/10 JarJar. Tanta gente, tranne che al cimitero.
Indice di bellezza: 7/10 sakura.
Indice di fame: 10/10 piatti di agnolotti al plin… Il mio onore per una salsiccia di Bra!
Indice di imbarazzo gastrico di fronte al menù buddo-vegan: 7/10 imodium.
Indice di afa: 50 mm di sudore.
Qui il video delle nostre esperienze di guida giapponese e del monte Koya dal nostro Canale Youtube – Enjoy!

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