giovedì 16 maggio 2013

The enlarged gudu's Tanzanian experience - Parte 6

E così giunse il momento del ritorno a casa.
Per me è sempre un momento denso di sentimenti e sensazioni.
C'è la tristezza per la fine della vacanza e contemporaneamente il piacere di ritornare a casa ed il pensiero allettante del raccontare il viaggio ai conoscenti ed ai parenti.
La fine di ogni viaggio è il momento in cui mi sento maggiormente "avventuriero"... è come se il mio subcosncio dicesse "Adesso che hai visto tutto, sei più maturo e più navigato" ed in effetti è così perchè ogni viaggio che ho fatto mi ha reso immensamente più ricco e grande dentro.
Il primo giorno di ritorno verso la capitale abbiamo seguito a ritroso la strada fatta all'andata con tanto di gamedrive al parco Mikumi e sosta serale nello stesso campo tendato in cui sostammo all'andata, per intenderci il campo della terribile tedescona "Bruttilde".
Il viaggio fino al Mikumi è stato silenzioso e pieno di sguardi malinconici rivolti alle bellezze attorno a noi ed a quell'atmsfera di placida quiete che io ho trovato fin'ora solo in Africa.
Una piccola fermata in un villaggio per comprare qualche souvenir ed una sosta per il pranzo sono stati gli unici momenti all'esterno del fuoristrada.
Appena possibile abbiamo imboccato la lughissima strada asfaltata che attraversa l'Africa di cui ho accennato nei capitoli precedenti e che descriverò meglio più avanti; la strada ci ha portati fino al Mikumi. Dopo una lenta e rilassante cena al campo tendato con i bush baby che ci guardavano curiosi (e golosi) e Bruttilde che ci guardava di traverso ) forse per i terribili commenti lasciati nella scheda di valutazione all'andata), ce ne siamo andati a dormire esausti.
Il giorno dopo eravamo di nuovo sulla lunga strada asfaltata.
Questa volta non avremmo preso le bellissime strade di montagna, ma avremmo proseguito sull'asfalto fino alla capitale.
Su questa strada ho visto l'Africa che non mi piace... certo pittoresca, ma non bella.
La strada si inerpica sulle montagne con pendenze pazzesche.
Sulla strada poche auto, molti autobus, moltissimi camion e nelle vicinanze dei centri abitati sciami di motociclette cinesi di piccola cilindrata.
Gli autobus sono proprio come se li potrebbe immaginare uno scrittore di romanzi d'avventura tipo Clive Cussler: vecchissimi, arrugginiti, privi di porte e finestrini e zeppi di persone... persone sedute, persone in piedi, persone sul tettuccio, persone appese a penzoloni dai finestrini.
I camion erano di ogni tipo: c'erano i giganteschi modelli americani con enormi rimorchi sui quali sostavano spesso persone che si facevano dare un passaggio, poi c'erano i modelli europei meno mestosi ed anche piccoli camioncini strapieni di materiali, animali, persone.
Camion ed autobus faticavano nelle salite fumando penosamente dallo scappamento e spesso anche da motore; ai lati della strada ogni 20-30 Km si trovavano mezzi in panne con il motore fumante od addirittura in fiamme. Due rami d'albero fungevano da "triangolo" ed ai fianchi di questi mezzi gli autisti fissavano il loro camion con sguardo vuoto che non tradiva altra intenzione se non aspettare.
Quando la cosa accadeva agli autobus, tutto attorno al mezzo buona parte della gente si accampava in attesa di non so cosa, mentre alcuni cercavano di farsi dare dei passaggi o di saltare sui rimorchi degli altri camio che passavano lentissimi.
In discesa i camion si muovevano lenti sfruttando il freno motore mentre gli autobus sfrecciavano a valocità spropositate.
Più a lato della carreggiata si trovavano camion, autobus ed automobili ribaltati, bruciati, ridotti a scatolette informi... gurdanto autobus reduci di incidenti sicuramente pazzeschi mi chiedevo quanta gente morisse ad ogni scontro calcolando anche come erano sistemati su questi mezzi.
Spesso c'erano piazzole dove piccoli gruppi di persone vendevano carbone, frutta e qualche volta oggetti. Ai lati della strada sorgevano vari centri abitati, affacciati sull'asfalto, composti da capanne di lamiera e pietra.
Ci siamo fermati per andare in bagno in una specie di autogrill.
Un piazzale pieno di camion ed autobus (turistici e locali) con un fatiscente bar e dei bagni che mi hanno fatto rimpiangere i water all'aperto.
I locali avevano facce e sguardi torvi che solo a guardarli gli aversti dato il portafogli ed anche un rene senza fare storie. La fermata è stata ovviamente molto breve.
Una pausa simile l'avevamo già fatta per pranzo il giorno precedente, appena saliti sulla strada. Quella volta nel parcheggio c'era un grosso mercato di verdura e frutta locale. Il locale era peggio dei "peggiori bar de Caracas" visti nella pubblicità del rhum... con tanto di pista da ballo/incontri clandestini degna dei peggiori film di Jean claude Vandamme.
Per il pranzo del secondo giorno di viaggio, su specifica richiesta nostra, abbiamo abbandonato la strada principale imboccando per qualche chilometro la cosiddetta vecchia strada e fermandoci in un piccolo villaggio. L'atmosfera era un po' migliore ma sempre molto tesa. Anche in questo caso la pausa è stata breve.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto la capitale e siamo stati portati in un mega centro per lo shopping turistico per passare il tempo ed acquistare gli ultimi souvenir.
Io ho fatto scorta di roibos ed insieme alla Virgi abbiamo acquistato alcuni oggetti per la casa.
Alle 17.00 eravamo già in aereoporto.
C'erano due ore di attesa prima dell'imbarco.
Abbiamo salutato Bilali lasciandogli una cospicua mancia e poi ci siamo messi a giocare a Munkin fino a che non è venuta l'ora dell'imbarco.
Arrivati al gate abbiamo scoperto che c'era un ritardo nella partenza.
Nuci e Feddy hanno erano parecchio sclerati per il ritardo, mentre io mi sono coricato sulle sedie per l'attesa e mi sono appisolato.
Alla fine ci siamo imbarcati con quasi un'ora di ritardo.
Una volta accomodati sull'aereo mi sono subito appisolato per poi svegliarmi a causa di una tempesta su Nairobi. A Nairobi l'aereo si è riempito e poco dopo la partenza hanno servito la solita terribile cena, fra gli sballonzolii della tempesta.
Durante il volo mi sono guardato "Candidato a sorpresa" ed ho tentato di guardare qualcos'altro, ma poi mi sono addormentato.
Nonostante il ritardo, siamo arrivati a Zurigo in tempo per prendere l'aereo che ci avrebbe portati a Milano. Sull'aereo del ritorno c'eravamo solo noi, una giovane famiglia ed una ragazza che si era dimenticata del cambio di clima ed era vestita solo di vestitino quasi trasparente bianco e sandali.
Inutile dire che all'arrivo a Malpensa, nel trasferimento sul pullman, ha sofferto "un po'" il freddo.
Alle 11.30 del 1 gennaio 2013 eravamo già sulle strade del cuneese. Le strade deserte tipiche della mattina del primo dell'anno... quell'atmosfera surreale e placida che sotto certi aspetti mi ricordava certe atmosfere africane.
Anche questo viaggio era finito.
Avevamo visto un'altro tipo di Africa rispetto alla Namibia, altrettanto affascinante.
Avevamo visto e vissuto infinite cose speciali.
E' stato un viaggio bellissimo.
Sono tristemente conscio della trasformazione continua dell'Africa... trasformazione purtroppo peggiorativa dovuta all'invasione prima occidentale ed ora orientale... un popolo che sta perdendo le proprie bellezze e le proprie poche certezze e le proprie peculiarità.
Sono felice di aver visto una Tanzania ancora per la maggior parte selvaggia... affascinante e magica nella sua ancestralità. Lontana dai parchi del Nord pieni di turisti e di "Occidentalità"
Una nota positiva per i miei compagni di viaggio che hanno reso il viaggio ancora più speciale.

Spero di tornare al più presto in Africa. Vorrei vedere il delta dell'Okawango quando arriva l'acqua dopo la stagione secca, scalare il Kilimangiaro, sostare in riva al lago Malawi e meditare nel Kalahari... e poi vorrei tornara in Namibia... lo stato che mi ha portato via il cuore.

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